mercoledì, 1 Aprile, 2020
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Addio a Gaucci, che fece sognare Viterbo

Sono tanti i ricordi che in queste ore tornano alla mente dei tifosi gialloblu. Luciano l’Uragano Gaucci, storico e vulcanico presidente della Viterbese dei tempi migliori (1998-2000), se ne è andato oggi a 81 anni, in quella Santo Domingo che aveva scelto da tempo come sua residenza, anche dopo che i guai giudiziari che lo avevano spinto ad espatriare si erano risolti.

Imprenditore nel settore delle pulizie e dell’ippica, Gaucci e la sua eclettica personalità hanno segnato indelebilmente la storia del calcio italiano. E di quello della Città dei Papi, dove comprò anche un delizioso appartamento nel cuore di San Pellegrino. Vice presidente della Roma di Dino Viola, ha guidato per 13 anni il Perugia Calcio, oltre alla Viterbese e al Catania. Il suo arrivo a Viterbo, nel 1998, a stagione iniziata, segnò il destino del club della Palazzina, che nel 1999 vinse il campionato di serie C2 e approdò in C1.

Personalità istrionica e caratteraccio, andarci d’accordo con Luciano Gaucci mica era facile. Però è un personaggio unico, e con lui la Viterbese ha visto sfilare sul campo del “Rocchi” fior di giocatori di un calcio che non c’è più e di una qualità sopraffina. Uno su tutti Davide Baiocco (Fabio Liverani ce lo aveva trovato, a Viterbo), ma la lista è lunga. Gaucci ha fatto sognare centinaia di tifosi gialloblu, quando il “Rocchi” era ancora pieno, emozionante e vivo e il sogno della serie B, accarezzato da vicino con la semifinale di Ascoli nel 2000, reale. Memorabili le sue sfuriate, magari meno note di quella, epica, con Matarrese, ma altrettanto esplosive. Come memorabili restano gli innumerevoli ritiro punitivi – senza cellulari – imposti ai giocatori dopo qualche sconfitta.

Luciano Gaucci al Rocchi (foto di Massimo Luziatelli)

Amava il calcio e le bello donne, Lucianone, all’epoca sempre con la “inseparabile” Elisabetta (Tulliani, ndr) al fianco. Geniale e intraprendente, visionario e precursore dei tempi, passerà alla storia per essere stato il primo presidente di una squadra di calcio professionistica ad affidare una panchina a una donna, Carolina Morace, che a onor del vero alla guida della Viterbese duro giusto il tempo di qualche giornata. Meno di un gatto sull’Aurelia, dunque, ma abbastanza per far puntare sul club gialloblu i riflettori pallonari di tutto il mondo.

Il sogno della Viterbese di Gaucci finì in realtà purtroppo troppo presto – uno dei tanti rimpianti, una delle tante occasioni perse dal sodalizio della Palazzina -, spezzato da quel centro ippico che non gli permisero mai di realizzare a Viterbo: il divorzio dalla Viterbese non fu indolore, va detto, coi cartellini di Liverani, Baiocco e Di Loreto che come per magia passarono al Perugia. C’è chi dice che poi si sdebitò in seguito, inviando un miliardo delle vecchie lire che permisero ala baracca gialloblu di sopravvivere ai tempi della presidenza Aprea.


Verità o leggenda? Poco conta, perché nonostante tutto Luciano Gaucci che oggi ci ha lasciato è rimasto uno dei personaggi più amati (e più discussi) dal popolo gialloblu. Tanti i messaggi di cordoglio – tra cui quello della dirigenza della Viterbese di oggi – da parte dei tifosi viterbesi sui social per la scomparsa di Big Luciano. Come quello di Giulio Marini, storico supporters gialloblu, oggi consigliere comunale e nel lontano 1998 presidente della Provincia di Viterbo, che negli anni ha conservato con Gaucci un rapporto di sincera amicizia. “In una giornata nuvolosa di novembre di oltre 20 anni fa – scrive Marini – il signor Luciano Gaucci a piazza San Carluccio mi disse: ‘Presidente come si può fare per acquistare la Viterbese?’ Risposi: ‘Bisogna chiederlo alla proprietà del signor Menghini’. Lui: ‘Ci possiamo provare?’. ‘Certamente’. Quel  pomeriggio la Viterbese sconfisse il suo Perugia 1 a 0 e lui era furente con i suoi calciatori. Iniziò così un periodo denso di colpi di scena e di successi! Se ne è andato  Lucianone, un pensiero gialloblu non poteva mancare! Addio Luciano!”.

Ciao Luciano l’Uragano, ora insegna agli angeli come mandare in ritiro punitivo le squadre che perdono.

DI Eleonora Celestini

Eleonora Celestini
“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

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