martedì, 19 Ottobre, 2021

Calcio moderno, business e sogni sognati dei sognatori

Il calcio ha sempre avuto (ha) bisogno di mercanti di sogni (nella foto Costantino Rozzi, storico presidente dell’Ascoli, il “presidentissimo” per antonomasia, un “bianconero dentro”). Parliamo di uno sport trainato dalla passione. L’attaccamento alle maglie e il senso di appartenenza si sviluppano nel corso del tempo. Finiscono per diventare una parte immutabile e intoccabile della vita di ogni tifoso.

Questo è uno sport che si nutre di narrazione. La narrazione, ovviamente, ha anche bisogno di favole da raccontare e da emulare. L’aziendalismo che si sta facendo strada nel calcio maschile e femminile (un mondo incontaminato, fino al momento in cui è stato prospettato il passaggio al professionismo) non tiene conto delle specificità dell’azienda calcio, della quale tifosi e territorio si considerano tutori.

Calciopress è nato all’inizio degli anni duemila per seguire la serie C e, nello specifico, le vicende della Viterbese calcio. Il terzo campionato professionistico nazionale è una scuola di vita. Seguirne le variopinte dinamiche nel corso degli anni è stato importante per noi della redazione.

Ai tifosi di calcio occorre, sempre e comunque, una certa dose di fortuna per sperare che la propria squadra del cuore sopravviva alle tempeste che la investono in modo ricorrente. In Lega Pro, poi, è sempre servito qualcosa di molto simile al Fattore C per restare a galla.

Il numero di società della terza serie nazionale fallite nel corso degli ultimi lustri è imponente. Non si contano le scorrerie di avventurieri e millantatori di ogni genere. Come ci continuano a raccontare ancora oggi le cronache, si aggirano come avvoltoi intorno a club decotti. 

In C le maglie e i tifosi sono canne al vento. Trovare presidenti degni di questo nome è impresa a volte titanica, in questa categoria. In molti casi ci si deve confrontare con personaggi, talora dalla opaca reputazione, paracadutati in loco non si sa bene da chi e per fare che cosa. Il cavaliere bianco del quale si ha ogni tanto bisogno nella vita, in C somiglia sempre più a una Fenice.

Con questo carico di storie non sempre cristalline alle spalle, Calciopress ha deciso di aprirsi al pianeta calcio femminile. Ne apprezzava le dinamiche ancora incontaminate, la passione dei protagonisti a tutti i livelli (giocatrici comprese), la costruzione di modelli territoriali innovativi, l’anima dilettantistica che ha portato il movimento al punto in cui si trova.

Accade però che le cose cambino in fretta, anche in un calcio femminile che si credeva al riparo da certe contaminazioni. L’aziendalismo, incurante delle dinamiche emozionali che sono il pilastro del mondo pallonaro, si sta (forse) facendo travolgere dal business.

In questa direzione va oggettivamente la creazione di una Serie A Femminile a circuito chiuso, aperta dal 2022-23 ad appena dieci club. Un club elitario che taglierà le gambe a tutto il resto del movimento, cancellerà le favole che alimentano questo sport, metterà ostacoli insuperabili lungo il cammino dei pochi mercanti di sogni che ancora restano in circolazione.

Questa, però, è un’altra storia. Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo. Certo le premesse non sono rosee e non ci saranno sconti per nessuno. I tifosi del calcio femminile, ma anche maschile, sono avvisati. La luce in fondo al tunnel sembra allontanarsi sempre di più.

DI Sergio Mutolo

Innamorato da una vita della Viterbese, prova a tenere viva in rete la 'grande 'storia del club'. Direttore responsabile di Calciopress su Cuori Gialloblu si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare riferimento alla Serie C, sempre dal punto di vista dei tifosi.

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