martedì, 15 Ottobre, 2019

Camilli e una questione di giustizia sportiva

In casa Viterbese e in tutta la città continua a tenere banco la (presunta, fino a definitiva prova contraria) aggressione del presidente dell’Arezzo da parte di Luciano Camilli, vice presidente del club gialloblù. Un episodio avvenuto all’interno del tunnel del Rocchi, e dunque fuori vista, in occasione della gara di ritorno del primo turno del playoff nazionale per l’accesso alla B.

A prescindere dalla ovvia considerazione che un qualsiasi atto di violenza è oggetto di condanna, bisogna sottolineare che ci sono troppe discrepanze tra la versione del patron Piero Camilli che scagiona in pieno il figlio Luciano e quella del presidente amaranto Giorgio La Cava. Una circostanza che non consente di ritenere la questione liquidata.

Già questo aspetto presuppone che l’accertamento dei fatti, da parte del Giudice sportivo della Lega Pro, potrebbe essere stato forse un po’ troppo affrettato e dunque suscettibile di ben altri approfondimenti. Anche con l’utilizzo di materiale video ad hoc, come di norma avviene in casi similari, tenuto conto del fatto che la vicenda si è interamente svolta in una zona non visibile dello stadio Rocchi.

È soprattutto l’entità della pena inflitta che suscita, però, non poco scalpore e rende ampiamente giustificabile la reazione furibonda del patron. Cinque anni sembrano davvero spropositati rispetto all’accadimento contestato. Peraltro da considerarsi affatto definito nei suoi reali contorni.

Sul punto rinviamo al dettagliato articolo di Samuele Sansonetti pubblicato oggi  su Tusciaweb  >>> leggi QUI, che esamina la questione con neutrale oggettività e ricorre a confronti con pene applicate in casi similari. Una lettura molto interessante.

Il fatto che questa vicenda extra-calcistica stia facendo meditare al patron gialloblù Piero Camilli – premiato solo lunedì scorso con l’Oscar del Calcio Laziale  >>> leggi QUI – addirittura l’abbandono del mondo del calcio, con ricadute gravissime sul futuro della Viterbese (uno dei club più sani e sostenibili dell’intero panorama calcistico nazionale e non solo della Serie C guidata da Francesco Ghirelli), conferma come sia richiesta con la necessaria urgenza una serie di approfondimenti e rivalutazioni.

Per non scaricare sulle spalle di Camilli, della città della Tuscia e della tifoseria della Viterbese la questione di una corretta applicazione delle norme di  giustizia sportiva.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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