lunedì, 19 Agosto, 2019
Nadir Zortea

Chi è Nadir Zortea

Conosciamo meglio colui che potrebbe approdare (pare sia questione di ore) in maglia gialloblu, tramite una lunga intervista del sito ufficiale dell’Atalanta. Andiamo quindi alla scoperta di Nadir Zortea, esterno trentino classe ’99 dato quale neo gialloblu.

Nadir, vieni da una famiglia di sportivi e tu stai continuando la tradizione ma nel calcio.
Mamma maratoneta, papà si divideva tra skiroll e bicicletta, ma a me è sempre piaciuto il calcio. Quanti palloni che ho perso da piccolo: la nostra casa è in montagna e il prato del giardino è in pendenza, per cui capitava spesso che la palla scendesse giù e non fosse più possibile recuperarla. Così quando papà tornava a casa con un pallone nuovo, per me era la cosa più bella che potesse regalarmi. Quello giallo della Nike era il mio preferito”.

Già perché tu sei nato e cresciuto nelle valli del Trentino.
A Canal San Bovo. Lì c’è anche una frazione che si chiama come me, Zortea. Su quel campetto in terra ne ho fatte di partite quando ero bambino coi miei amici”.

I primi calci “veri” invece?
Nella squadra di un paese vicino, Fiera di Primiero: dai primi calci fino agli Esordienti. Poi sono passato alla Feltrese, una società più grossa. Ho fatto i Giovanissimi Regionali sotto-età giocando con i ragazzi di un anno più grande, finché non mi ha visto e preso il Sudtirol per fare i Giovanissimi Nazionali”.

Un anno fondamentale per la tua carriera.
Abbiamo fatto una grande stagione, siamo arrivati secondi in campionato e fatto le finali. Ma la svolta è stata una gara col Cittadella. C’era un osservatore dell’Atalanta e io giocai una gran partita. Quando mi hanno chiamato per fare un provino a Zingonia pensavo a uno scherzo, non ci credevo. Ho fatto un’amichevole contro la nazionale del Qatar e dall’estate successiva mi hanno preso. Per me è stata una grandissima emozione. Ero già abituato a stare in convitto a Bolzano e poi all’Atalanta ho trovato una grandissima organizzazione per cui l’idea di allontanarmi da casa non mi spaventava”.

Questa è la tua terza stagione in nerazzurro.
Primo anno con gli Allievi B, poi l’anno scorso con l’U17 una stagione indimenticabile, anche se purtroppo la seconda parte è stata condizionata dagli infortuni. Ma anche se non potevo giocare, vivere l’esperienza delle finali con la vittoria di Scudetto e Supercoppa è stato stupendo. Mi ricordo le lacrime di gioia di Melegoni dopo la semifinale con la Juve, lo scatto che ho fatto dalla tribuna invadendo il campo quando è finita la finale con l’Inter. Tanti momenti belli che porterò sempre con me”.

Poi quest’anno la parentesi al Vicenza.
“Con la società abbiamo deciso per un’esperienza fuori. E sono stati sei mesi importanti perché ho giocato tanto ed era quello di cui avevo bisogno. Il periodo al Vicenza mi è servito. Poi a gennaio sono tornato all’Atalanta”.

Le prime partite alla Viareggio Cup e sabato scorso l’esordio in campionato col Pisa.
Per me è importante potermi allenare con giocatori di livello così alto, ti aiuta a crescere e a preparare al meglio la prossima stagione. Senza dimenticare le volte in cui ci alleniamo con la prima squadra, tutte occasioni per imparare e migliorare. Mi ricordo Maxi Moralez che ogni volta era difficilissimo da marcare. Ora c’è Gomez, fortissimo. Ma per il mio ruolo guardo tantissimo Spinazzola: ha corsa, gamba, velocità. Io cerco di apprendere il più possibile, movimenti e contromovimenti, per poi cercare di rifarli: il mio sogno è riuscire a giocare in Serie come loro. La cosa che più impressiona allenandoti con la prima squadra, è la semplicità con cui giocano. E mi fanno ricordare una frase che ci diceva spesso Favini: nel calcio la cosa più difficile è giocare facile”.

Guardi Spinazzola perché sei un esterno come lui.
Anche se da piccolo facevo il trequartista, a volte anche la mezzala. Stravedevo per Del Piero, poi il mio idolo è diventato Neymar. Mi sono sempre piaciuti i giocatori tecnici, veloci. Tra gli esrerni Dani Alves e Alex Sandro in particolare. Il primo anno alla Feltrese mi hanno messo ala destra, poi al Sudtirol a sinistra e in quella posizione ho fatto un gran campionato: rientravo sul destro, il mio piede, e cercavo il passaggio filtrante. Gol pochi, ma tanti assist: mi è sempre piaciuto di più fare un assist che un gol. Poi nell’U17 all’Atalanta ho cominciato a giocare terzino. All’inizio a dir la verità non ero molto convinto, ma mi ricordo che mio papà mi ha sempre parlato dell’importanza di saper fare più ruoli. Ho lavorato tanto per capire i meccanismi difensivi e ora posso dire che è diventato il mio ruolo preferito, esterno destro nel 3-5-2”.

Atalanta.it

DI Stefano Cordeschi

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Giornalista Pubblicista, vicedirettore di Calciopress.net, ha iniziato la sua avventura editoriale su web ideando e progettando siti internet, in modo particolare incentrati sulla Viterbese Calcio.

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