sabato, 26 Settembre, 2020

Generosità ai tempi del coronavirus: l’esempio solidale degli ultras gialloblu

In principio furono gli ultras. Quando ancora la macchina degli aiuti dello Stato e delle Regioni non era stata attivata (in realtà per tanti aspetti non è attiva neanche adesso), i primi a muoversi per soccorrere il prossimo in difficoltà, in questa fase storica folle e surreale che siamo costretti a vivere per colpa del coronavirus, sono stati loro.

I tifosi. Anzi no, gli ultras. Perché – faccio piccola digressione – tutti possono essere tifosi, ma essere ultras è qualcosa di più. Qualcosa che non lo puoi spiegare. Gli ultras sono gli ultimi romantici, eroi tragici fuori moda, quelli che ancora hanno un ideale e, in senso ostinatamente antistorico per certi versi, vi tengono fede. Il tifo e il sociale, gli spalti e l’aggregazione. Il senso di appartenenza in mezzo a un mondo in cui scegliere di appartenere veramente a qualcosa è sempre più difficile.

Questo, soprattutto questo, è il mondo ultras. Lo abbiamo visto bene in questi giorni di emergenza. Poche parole, tanti fatti: sono stati i primi ad organizzare la macchina della solidarietà. Senza chiedere niente alla nomenclatura ufficiale degli aiuti. Fondi per ospedali e per dotazioni mediche e di protezione, principalmente. Come nel caso degli ultras della Lazio per l’ospedale di Civitavecchia, ma esempi simili ci sono da nord a sud dello Stivale. E anche fuori dai confini.

A Bergamo gli ultras dell’Atalanta, al grido di “an mola mia”, in dieci giorni insieme agli artigiani volontari di Confartigianato hanno tirato su, spezzandosi la schiena h24, l’ospedale dell’Associazione nazionale Alpini. Ultras, Alpini e artigiani: un mix straordinario di conoscenza, generosità e intraprendenza che tutto il mondo ci invidia. E che come sempre rende l’Italia un passo avanti a tutti quando si tratta di rimboccarsi le maniche.

A Viterbo la rete messa in piedi dai ragazzi della Curva Nord Vetus Urbs 1908 è un esempio di generosità e solidarietà che andrebbe preso a modello. Sin dalle prime battute dell’emergenza, senza starci tanto a pensare, gli ultras si sono dati da fare per raccogliere fondi e portare aiuto a chi vive la pandemia con maggiori difficoltà, perché magari ha perso il lavoro a causa della serrata forzata. O perché per senso del pudore non se la sente di ricorrere ai servizi sociali.

Senza ricevere l’aiuto di nessuna istituzione, senza riflettori o passerelle ma solo con tanta buona volontà e con la collaborazione preziosa di chi ha capito il loro spirito solidale, da giorni ormai gli ultras gialloblu – in collaborazione con Misericordia, Caritas e diverse parrocchie – portano attraverso i canali consentiti la spesa a chi non ha i mezzi per provvedere al sostentamento proprio e della propria famiglia. Di fatto hanno adottato diverse famiglie del capoluogo, ognuna con la sua storia, con le sue difficoltà. Con la sua dignità, anche nell’accettare aiuto.

Pensano anche ai dispositivi di protezione, i ragazzi della Curva. Hanno, infatti, ordinato centinaia di mascherine che poi si sono premurati di distribuire gratuitamente – molto prima del Comune e della Regione – a privati e a esercizi commerciali che ne erano privi. Come? Rispettando norme e distanze, facendo in modo che ad occuparsi della distribuzione fossero le edicole. Idea poi fatta propria anche dal Comune, a dimostrazione che quando qualcosa funziona prendere spunto è sempre una scelta intelligente.

Eccoli qui, gli ultras. In prima linea quando c’è da aiutare, come accadde nel 2009 e nel 2016 per il terremoto de L’Aquila e di Amatrice. In prima pagina quando magari un episodio di cronaca viene raccontato senza ascoltare le versioni di tutti. Condannando senza sforzarsi di capire. Eccoli qui, gli ultras: ragazzi pronti a mettersi al servizio degli ultimi, dei più deboli, dei più soli, spesso rintracciati grazie all’aiuto di sacerdoti e parrocchie che collaborano e segnalano le persone che hanno bisogno di una mano. Di una busta piena di cose da mangiare. Di una mascherina. Di un sorriso, anche se a qualche metro di distanza e dietro un dispositivo di sicurezza.

Sono fatti così, gli ultras della Viterbese. Creano la loro rete e la rendono operativa ed efficiente con tanti fatti e poche chiacchiere. Perché a loro non interessa la pubblicità, perché non devono raccogliere consensi o voti alle prossime elezioni. Sono appagati dal loro, profondo, solidale senso di comunità. Dall’essere consapevoli di aver portato un po’ di sollievo a chi nell’emergenza generale è più colpito. E gli sguardi pieni di gratitudine che ricevono sono la soddisfazione più grande. E commuovono anche i cuori più cinici e duri come il mio.

DI Eleonora Celestini

Eleonora Celestini
“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

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