sabato, 23 Gennaio, 2021

La Viterbese, i peccati capitali e il coraggio di osare

“Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”.

Eh no, non si può non dare ragione al genio immortale del poeta Francesco De Gregori. La qualità e la fantasia fanno la differenza nel calcio, così come in ogni altra situazione della vita, ma ciò che veramente può cambiare il destino di un giocatore (o di una squadra intera, in questo caso) è solo il coraggio.

Già, il coraggio. Roba da uomini. Da uomini veri. Perché, sia ben chiaro, avere coraggio non significa non avere paura. Anzi. Non esiste il coraggio senza la paura. Il coraggio è invece proprio la capacità di affrontarla e di vincerla, la paura. Ed è esattamente quello che deve cominciare a fare, da domani a Palermo, la Viterbese: trovare il coraggio di dominare la paura.

Siamo onesti, lo sappiamo che la compagine gialloblu porta su di sé il peso di almeno tre peccati originali – uno sarebbe bastato e avanzato, ma tant’è… – e che si trova in una situazione a dir poco complicata. 

Il primo è il peccato di un mercato probabilmente non adeguato, non tanto per i nomi dei singoli giocatori quanto per i doppioni in alcuni ruoli e la carenza totale in altri. La Viterbese ha infatti una decina di centrocampisti di quantità ma nessuno di inserimento o di fantasia, cosa che paralizza spesso il gioco. Discorsi a parte, poi, meritano le corsie laterali, dove se gli esterni sono bravi nella spinta, difettano in difesa o viceversa. Risultato? Alle due povere (ma poi anche no) punte non arriva mai lo straccio di un un cross, un povero assist, un meschino passaggio. Niente di niente. L’allontanamento di Agenore Maurizi prima e del consulente di mercato Franco Zavaglia (autore del mercato estivo) non sono del resto che la dimostrazione che qualcosa in estate nel comporre la rosa non ha girato nel verso giusto. E gennaio, momento per provare a rimediare, è ancora lontano. Serve il coraggio di non arrivare al mercato di riparazione con le sentenze già emesse. E per farlo è necessario che la squadra si rimbocchi le maniche.

Il secondo peccato capitale della Viterbese è il modulo 3-5-2. Da qualche anno a questa parte sembra che di lui non si possa fare a meno, sto schema tattico spocchioso che da Conte in poi guarda con aria di sufficienza i “vecchi” ma affidabili 4-3-3 e 4-4-2. Il 3-5-2 è diventato una specie di culto religioso, anche quando e dove non hai la squadra adeguata per farlo. Assistiamo impotenti a cotanto strazio da settimane. Ma è ora di avere il coraggio di dire basta, senza dover costringere il povero spettatore a lanciare una petizione su Change.Org per fermarlo. Basta col 3-5-2, dogma infallibile forse altrove ma non alla Viterbese di oggi. Perché oggettivamente terzini che non scendono mai e difensori centrali adattati ad esterni di fascia, coi risultati che sono gli occhi di tutti, non portano a nulla. E il rischio, concreto e tangibile, è che alla fine tale modulo si trasformi in una linea Maginot 8-2, con le punte isolate e oggetto di lanci lunghi (che intercettano solo quando non stanno in fuorigioco) e troppi a giocatori a difendere risultati mai favorevoli, visto che di gol tanto se ne beccano sempre lo stesso. Perché difendere va bene, ma ogni tanto bisogna anche portarsi avanti se qualche partita la si vuole vincere. Forza e coraggio, yes we can!

In ultima battuta, la Viterbese paga il dazio di una condizione atletica fortemente critica. Che può dipendere da diversi fattori, primo tra cui possibili errori nella preparazione pre campionato. Ma il fatto è che la squadra non corre, e se non corre arriva sempre seconda sul pallone, e non vince un contrasto, e non pressa e non scatta. E non si tratta di un singolo giocatore, ma di una condizione generale preoccupante a cui, con estremo coraggio, va posto rimedio (mister Taurino è il suo staff, va detto, hanno già cominciato a tentare di metterci una pezza).

Chiarite le cause delle difficoltà, non resta che porvi rimedio. “Vola solo chi osa farlo”, diceva un tizio famoso tanto tempo fa. Ecco, per gli uomini della Viterbese, dalla panchina al campo, è arrivato il momento di trovare il coraggio di osare. E di cominciare a volare, prima che sia tardi.

DI Eleonora Celestini

Eleonora Celestini
“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

Leggi anche

Prosecuzione della gara col Catanzaro, cambia anche l’orario: si gioca il 27 gennaio alle 16

La Lega, preso atto della comunicazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza–Ufficio Ordine Pubblico–C.N.I.M.S., Prot. n.0001517 …