martedì, 19 Ottobre, 2021

L’orgoglio etrusco di Leonardo Bonucci. Dalla Viterbese alla finale di Wembley con la maglia azzurra della Nazionale

Nella vita bisogna essere onesti, anche a rischio di sembrare troppo partigiani. Durante la partita della Nazionale di Roberto Mancini giocata e vinta ieri sera ai rigori contro una Spagna in grande spolvero, occhi e cuore erano solo per lui. Una gara storica per gli Azzurri, che vale la finale a Wembley per aggiudicarsi il titolo di Campione d’Europa.

Lui è Leonardo Bonucci, nato a Viterbo il 1 maggio 1987. Il giorno della festa del lavoro. Mai data avrebbe potuto essere più appropriata per chi si è conquistato il suo presente da calciatore di valore internazionale partendo dagli scalini più bassi. Quando ha battuto e segnato il calcio di rigore, uno di quelli che hanno timbrato la vittoria nella semifinale, la mente è volata ai suoi anni viterbesi. Quelli dell’adolescenza e della formazione sui quali si costruisce il futuro di ciascuno di noi.

Bonucci ha tirato i primi calci nel Pianoscarano, la squadra del suo quartiere. Nel 2000 è passato alla Viterbese, disputando prima il campionato Giovanissimi Sperimentali e l’anno successivo quello Giovanissimi Nazionali. Dopo un trasferimento temporaneo nel 2002 alla Nuova Bagnaia, per giocare il campionato Allievi, nel 2004 è tornato a indossare la maglia gialloblù degli Allievi Nazionali allenati da Carlo Perrone (nella foto, tratta dal suo sito web). Fu proprio Perrone, figura fondamentale per lui, ad avere l’intuizione di arretrarlo dalla posizione di centrocampista a quella di difensore. Sulla quale ha costruito la sua grande carriera di calciatore.

Nella stagione 2004-05 colleziona qualche panchina con la prima squadra gialloblù, in serie C2. Sostiene un provino con l’Inter. Con le giovanili nerazzurre disputa in prova due tornei, ad Abu Dhabi e Parma, al termine dei quali la società lombarda lo ingaggia per 40.000 euro e lo inserisce nella squadra Primavera. Era l’11 luglio 2005. L’inizio della sua carriera nel professionismo di alto livello.

Il resto è storia. Ciò che conta è che Bonucci è rimasto legatissimo a Viterbo. Non manca mai di far sentire il suo sostegno ai colori gialloblù attraverso i social. Il calcio è certo un business. Ma la storia di Leonardo, il cui orgoglio etrusco non è mai stato in discussione, dimostra che il cuore e il senso di appartenenza non potranno mai venire meno in uno sport con l’anima.

Riflessione pubblicata su >>> LinkedIn 

DI Sergio Mutolo

Innamorato da una vita della Viterbese, prova a tenere viva in rete la 'grande 'storia del club'. Direttore responsabile di Calciopress su Cuori Gialloblu si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare riferimento alla Serie C, sempre dal punto di vista dei tifosi.

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