martedì, 3 Agosto, 2021

Riqualificazione del “Rocchi”, ecco perché è necessario guardare oltre il proprio naso

Viterbo ridotta uno schifo come mai prima d’ora la vedo anche io. Anche io come la maggior parte dei miei concittadini mi indigno, mi arrabbio, segnalo, sono frustrata perché nulla migliora, anzi. E resto impotente davanti ad una gestione della cosa pubblica a dir poco fallimentare. Giorni fa mentre correvo ho persino rischiato di inciampare su due vipere arrotolate sul marciapiede in viale Fiume, in mezzo alla vegetazione che ormai ha preso il sopravvento e che fra poco ci sommergerà perché nessuno si occupa dello sfalcio.

Quindi faccio parte della categoria di quelli che sono altamente incazzati per lo stato in cui versa la mia, la nostra Viterbo.

Detto questo però la polemica, a mio avviso sterile, che leggo qua e là da due giorni sui fondi in arrivo dal Governo che serviranno a riqualificare anche lo stadio, la trovo onestamente senza senso. E vi spiego perché.

Io francamente non vedo un solo motivo per il quale i cittadini viterbesi non dovrebbero gioire dell’arrivo (è certo, sebbene manchi l’ufficialità che si avrà tra qualche giorno) di un quantitativo di risorse statali mai viste prima, che serviranno per rifare il look a una Viterbo disastrata e in ginocchio. Parliamo di 37 milioni di euro che il Ministero manderà nella Città dei Papi perché ha ritenuto validi i progetti presentati dall’amministrazione comunale Arena. Si tratta dei fondi del programma ministeriale “Qualità dell’abitare”, che, cito testualmente, vanno impiegati “per riqualificare e incrementare il patrimonio residenziale sociale, rigenerare il tessuto socio-economico, incrementare l’accessibilità, la sicurezza dei luoghi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici, migliorare la coesione sociale e la qualità della vita dei cittadini”.

Tutte cose nobili, mi pare. Non si tratta di soldi che possono venire utilizzati per lo sfalcio dell’erba o per l’asfaltatura delle strade, vera e propria piaga cittadina, ma ci si può fare altro. Tanto altro, a partire dalla riqualificazione dei quartieri, degli spazi e degli immobili pubblici. Opere importanti, mattoncini per il futuro.

Tra le strutture che verranno riqualificate – e qui veniamo al motivo delle chiacchiere di scarsa utilità che da 48 ore animano soprattutto le piazze virtuali de noantri – c’è anche lo stadio della Palazzina, l’”Enrico Rocchi”, che subirà una vera e propria trasformazione grazie – anche, ma non solo – alle risorse di “Qualità dell’abitare”. Lo ha annunciato l’altro giorno il presidente della Viterbese Marco Arturo Romano, e tale annuncio è stato confermato dall’assessore allo Sport Marco De Carolis, il quale ha pure reso noto che il progetto è stato approvato dalla giunta comunale e che l’iter è a buon punto. I lavori dovrebbero partire ragionevolmente nel 2022. E non vedo perché qualcuno non dovrebbe esserne felice.

Circa 1,3 milioni di “Qualità dell’abitare” saranno, dunque, destinati allo stadio grazie a un progetto che è stato ritenuto meritevole di accoglimento. Progetto, per dire, a cui stanno lavorando anche professionisti qualificati, noti a Viterbo e non solo, che si sono occupati anche dello Juventus Stadium. Non proprio pizza e fichi, ecco. Ma il progetto complessivo, che va dai 3,3 ai 3,6 milioni di euro, non sarà finanziato unicamente con fondi pubblici: solo in parte la riqualificazione verrà realizzata con risorse comunali. Il resto spetterà alla Viterbese, società che ha in gestione l’impianto, sia con disponibilità proprie sia col credito sportivo.

Fra due anni, perciò, Viterbo rischia di avere una struttura sportiva all’avanguardia e pronta alle sfide del futuro, che non solo conterrà di nuovo la tribuna Pratogiardino (quanti anni sono che se ne parla? Beh, stavolta ci siamo davvero!), ma sarà anche autosufficiente dal punto di vista energetico. E, vista la breve distanza da Roma, il “Rocchi” potrebbe anche essere adatto per ospitare anche la partite della Nazionale Under 21, o altri eventi calcistici di rilievo.

Pensare in grande e in prospettiva per una volta si potrebbe anche fare, se solo si guardasse un po’ più in là del proprio naso.

Mi chiedo, perciò, perché si dovrebbe urlare allo scandalo, al “sacrilegio”, al “serve ben altro” se esiste un progetto, concreto, per riqualificare il “Rocchi”. Che è patrimonio della città, che è patrimonio della gente. Grazie alla sinergia pubblico-privata tra Comune e Viterbese, la nostra città si doterà di una struttura sportiva innovativa, altamente tecnologica, capace di far dimenticare lo scandalo – quello sì che lo fu davvero! – del restyling del 2007, quando un vecchio solido impianto in cemento con 4 tribune si trasformò in una “cosa” ibrida di plastica e lamiera, sproporzionata e senza più la Pratogiardino.

Se esiste la possibilità di riportare lo stadio (che poi per i tifosi è un po’ come una chiesa) al centro del villaggio, uno stadio bello, funzionale, che anche se non è tanto frequentato accresce il valore del patrimonio cittadino, perché Viterbo dovrebbe rinunciarci? Visto che esisteva l’opportunità di “Qualità dell’abitare”, l’intuizione della Viterbese di presentare un progetto per la riqualificazione avrebbe dovuto essere da esempio per tutte le altre società sportive che gestiscono gli impianti sportivi cittadini che necessitano di interventi. Perché la rete, quando tutti sono disposti a investire e a mettersi in gioco, funziona e porta risultati.

Ed è allora che le critiche, spesso fatte tanto per, senza conoscere neanche le procedure amministrative e la reale destinazione dei fondi, lasciano il tempo che trovano.

DI Eleonora Celestini

“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

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