martedì, 15 Giugno, 2021

Serie C, triste solitario y final

    Pensavamo di averle viste tutte. Il calcio di terza serie ormai da lustri è lasciato andare alla deriva. Gli addetti ai lavori si illudevano che il fondo del barile fosse stato già raschiato. Le cose, purtroppo, non stanno in questi termini. In C al peggio non c’è mai fine.

    Oggi a Cuneo si è permesso che un club professionistico italiano, il Pro Piacenza, scendesse in campo con una squadra da comiche finali per giocare una gara ufficiale di campionato. L’esito di questa partita kafkiana, giocata fino all’ultimo minuto di recupero, è andato oltre ogni umana immaginazione. Lo stratosferico risultato finale è stato di 20-0. Roba che non si vede nemmeno nelle partite tra scapoli e ammogliati.

    Le riflessioni potrebbero essere infinite e, anche, ripetitive. Ci limitiamo a qualche pensiero minimale. Il calcio di Serie C si è avvitato su se stesso da ormai troppo tempo, per pensare che si possa venir fuori rapidamente dal pastrocchio in cui è stato trasformato. Il sistema ha finito per imboccare una strada che lo ha portato sull’orlo del precipizio, nella indifferenza delle istituzioni preposte al controllo del delirante sistema calcio italiano.

    A nulla sono valsi gli ammonimenti, liquidati come profezie sinistre della Cassandra di turno. Si è scelto di fare come le tre scimmiette (“io non vedo, io non parlo, io non sento”). Parola d’ordine, tirare dritti verso l’inevitabile deriva.

    Anche adesso che (quasi) tutti i nodi sono venuti al pettine nessuno ha l’onestà professionale e il coraggio di assumersi la responsabilità di questo sfascio. Non i vertici federali, incollati saldamente a poltrone che ballano nel vuoto. Non i club sani e sovibili, che si sono limitati a recitare il ruolo di comprimari se non di spettatori. Non i media, distratti dalla loro attenzione spasmodica verso gli squallidi gossip della Serie A che li hanno distolti dalle questioni di fondo. Non i tifosi, che hanno scelto la via del disincanto e della diserzione. Domina l’indifferenza, il peggiore di tutti i mali come scriveva Antonio Gramsci.

    In questo deserto culturale la Serie C, anello più debole della catena, sta pagando pegno fino in fondo. I tifosi, delusi e disincantati, non sanno più a che santo votarsi. Eppure, in quanto architrave di tutto il sistema, meriterebbero almeno un po’ di rispetto.

     Il calcio in C naviga a vista. È una barca con le vele rotte e senza un nocchiero capace di prendere il comando delle operazioni. Non ha orizzonti verso i quali veleggiare. Procede per forza d’inerzia, come una boccia che rotola stancamente su se stessa. Per chi detiene le leve del potere l’importante sembra solo andare avanti, accada quel che accada. Far finta di essere sani, come cantava Giorgio Gaber.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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