sabato, 27 Febbraio, 2021

Viterbese, a ciascuno il suo

La Viterbese dell’anno scorso, dopo tre giornate di campionato, viaggiava in testa alla classifica a punteggio pieno. Tre partite e tre vittorie. Nove punti conquistati grazie a un gioco spumeggiante che a queste latitudini non si vedeva da anni, grazie alla mano sagace di Bertotto. Eppure la stagione era partita in ritardo. La squadra era stata costruita in fretta e furia, ma con grande sapienza. Si riuscì a creare un gruppo di giocatori motivati che, nonostante i continui cambi di allenatore, terminò la stagione sfiorando risultati a sensazione.

La Viterbese di quest’anno è partita molto per tempo. La rosa è stata smantellata e ricostruita con la massima calma, anche se i direttori sportivi si sono accavallati e le scelte finali ne hanno risentito. Al momento l’esito è fallimentare. Tre partite e tre sconfitte contro avversari più che abbordabili. Zero punti conquistati. Un immediato cambio della guida tecnica. Una squadra che dall’esterno appare allo sbando, in preda a un incomprensibile burn out.

Se ci sono queste palpabili differenze, un motivo ci sarà. Anzi, più di uno. Sarebbe bene per ciascuno assumersi  i propri livelli di responsabilità, davanti a un fallimento tanto clamoroso quanto  inaspettato. Diversamente, non si uscirà tanto presto da questo garbuglio.

La squadra ha colpe enormi. È di tutta evidenza, almeno fin qui, che i giocatori in rosa non hanno la stessa determinazione (la stessa “fame”) di quelli che formavano il gruppo dello scorso anno. La perdita di elementi di grande spessore come Iannarilli e Celiento non passa certo inosservata, considerate le palesi incertezze difensive di un reparto che lo scorso anno era il nostro fiore all’occhiello. L’arrivo di giocatori dal grande curriculum non serve a un bel niente, se il talento non viene messo al servizio del gruppo e ci si limita a trotterellare in campo.

E però anche la società non sembra del tutto esente da critiche. Le scelte sono state prese tutte nella stanza dei bottoni. Parliamo della girandola di direttori sportivi, del quasi totale rinnovamento della rosa, del lungo stop intrapreso per scommettere su un ticket con l’Entella che alla fine dei giochi si è dimostrato non pagante, del silenzio stampa che ha caratterizzato il dopo partita di tre sconfitte pesanti e che meritavano forse qualche delucidazione in più (anche nel segno di un maggior rispetto verso i tifosi).

Già, i tifosi. Gli unici sicuramente incolpevoli. Hanno atteso quasi tre mesi prima di vedere  la squadra scendere in campo in una partita di campionato per essere, di fatto, precipitati da un incubo all’altro. Eppure hanno risposto presente, nelle due partite fallimentari giocate al Rocchi e in quella di Matera. Per seguire la Viterbese allo stadio XXI Settembre della città dei Sassi, c’è gente che si è macinata mille chilometri per essere ripagata con una prestazione indisponente e indecorosa contro un avversario di palpabile mediocrità.

A ciascuno il suo, come è doveroso nella vita, in un’equa suddivisione e assunzione di responsabilità. Ciò è maggiormente vero quando si parla di calcio che, della vita, è una lampante metafora oltre che lo sport nazionalpopolare per eccellenza. Il football si regge certamente sulla solidità economica del club, ma anche sulla passione dei tifosi che va condivisa e rispettata.

La Viterbese riuscirà sicuramente a tornare in alto perché ne ha i mezzi, ma tutte le componenti da cui dipendono i risultati dovranno fare la loro parte.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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