mercoledì, 28 Luglio, 2021

Viterbese, Calabro e il bagaglio di stress

Continua la maratona calcistica della Viterbese. Il gruppo gialloblù è costretto a percorrere l’Italia su e giù con un’intensità che toglie il respiro. Non c’è un attimo di tregua. Le partite si susseguono a ritmo serrato.

Viene meno qualsiasi possibilità di elaborare analisi tecnico-tattiche, di condividere fino in fondo la gioia di una vittoria esaltante, di metabolizzare un risultato deprimente, di creare un radicamento nel territorio che richiede il tempo di fare rete.

I tifosi gialloblù seguono con passione mista ad apprensione questa sorta di dannazione dantesca alla quale è stata condannata la società, per vicende meramente extracalcistiche. La squadra non è stata mai lasciata sola. Anche a  Brindisi, in occasione della trasferta con la Virtus Francavilla incastrata in un mercoledì feriale, un coraggioso manipolo di sostenitori era presente a presidiare la curva ospiti dello stadio Fanuzzi.  

Non c’è tempo neppure per il rammarico, per il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato per il rigore sbagliato da Polidori che avrebbe consentito di tornare dalla duplice trasferta con il bottino pieno. La testa è già al doppio confronto del Rocchi.  

Domenica la sfida con la Vibonese per il campionato. L’obiettivo della Viterbese è quello di scalare il quinto posto dei playoff. Missione complicata, vista la ristrettezza dei tempi e l’ingolfamento delle partite. Mercoledì arriva il Trapani per la Coppa Italia di Serie C. Nella gara di andata della semifinale, la “banda Calabro” cercherà di capitalizzare al massimo il vantaggio di giocare in casa.

In questa inaudita kermesse ci sono alcuni punti fermi ai quali ancorarsi per disegnare, nonostante tutto, un futuro colorato di rosa.

Innanzitutto, la solidità e l’organizzazione di una società lodevole oltre umana misura per l’impegno (anche economico) che sta profondendo in questa caotica avventura. Poi, la forza di un gruppo sempre più coeso e consapevole della propria forza. Ancora, il sostegno di un tifo forse quantitativamente esiguo ma qualitativamente di altissimo profilo. Infine, la pervicacia di un tecnico preparato e motivato dal quale sarebbe splendido ripartire anche il prossimo anno per costruire qualcosa di veramente importante.

In questo asfissiante girovagare della squadra per l’Italia, come ha sottolineato ieri in conferenza stampa al Fanuzzi, il mister è consapevole di trascinarsi dietro un “bagaglio di stress”. Una bella immagine metaforica, in linea con la limpidezza del personaggio.

Una cosa è certa. I risultati parlano tutti a favore di Antonio Calabro. Le 16 partite in 56 giorni non si fanno sentire, quando in panchina c’è un condottiero della sua tempra. Un professionista che ha il grande merito di saper trasformare lo stress in trance agonistica. E scusate se è poco.

DI Sergio Mutolo

Innamorato da una vita della Viterbese, prova a tenere viva in rete la 'grande 'storia del club'. Direttore responsabile di Calciopress su Cuori Gialloblu si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare riferimento alla Serie C, sempre dal punto di vista dei tifosi.

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