martedì, 13 Aprile, 2021

Viterbese, Camilli e il cambio di paradigma

L’ennesima telenovela estiva dell’era Camilli ha infilato il club gialloblù e i suoi tifosi dentro un tunnel del quale non si riesce a vedere il fondo. Mancano solo cinque giorni alla scadenza per l’iscrizione al campionato di serie C 2019-20. Le uscite estemporanee del patron restano affidate, in ordine sparso, ora a questa ora a quella testata on line. Mai un comunicato ufficiale, un bollettino sanitario sullo stato del paziente Viterbese ormai al centro dell’attenzione della città. Niente di nuovo o di sorprendente. La comunicazione è stata sempre molto deficitaria a queste latitudini.

Il fatto è che, in un breve volgere di tempo, si saprà a quale nuovo paradigma dovranno adeguarsi gli incolpevoli tifosi gialloblù. Le soluzioni aperte sono ormai note e ripetitive. Quasi stucchevoli. Anche un bambino di cinque anni, se ancora avesse voglia di tifare Viterbese dopo l’ennesimo marasma, le avrebbe ben chiare in testa.

  1. Piero Camilli decide di cedere la Viterbese. Ipotesi degna della massima considerazione e del totale sostegno, visto il deteriorato rapporto con il territorio (non certo cosa di oggi). La scelta dell’acquirente, però, è complessa e difficile. Quasi impossibile, a dirla tutta. Come avrebbe potuto essere diversamente? Cavalieri bianchi affidabili, in giro non ci sono. I tempi strettissimi determinati dalla decisione repentina e illogica di abbandonare le maglie gialloblù al loro destino, non consentono certo di avviare una trattativa seria e meditata. Dove andarli a cercare, quando ci vuole il lanternino? Sembra ovvio che la città e i tifosi meriterebbero di essere lasciati in mani affidabili, in virtù di una storia ultracentenaria e di sei anni di rapporto. Quando Camilli dice che solo avvoltoi o diseredati bussano alla sua porta, non dice niente che già non si sappia. Il fatto è che questo aspetto si sarebbe dovuto valutare prima di affrontare un percorso di questo tipo in situazione di emergenza-urgenza. O no?
  2. Piero Camilli decide di restare in sella. Ammesso e non concesso che ciò avvenga, perché le parole molto cattive indirizzate al territorio hanno un loro peso specifico e non si può far finta di ignorarle, sarà opportuno che il patron modifichi a 180 gradi il suo modo di rapportarsi con il contesto. Le maglie gialloblù e tutto quanto gira intorno, non ultime le istituzioni che si sono messe a totale disposizione della società per garantire le risorse logistiche necessarie per stare in terza serie nazionale, meritano il rispetto che si deve a 111 anni di storia. Solo il rispetto genera rispetto. Un imprenditore di lungo corso come Camilli dovrebbe saperlo.
  3. Piero Camilli decide di non iscrivere la Viterbese. Se il patron opterà per questa scelta, reiterando quanto avvenuto anni fa a Grosseto, si consumerà uno dei peggiori tradimenti mai avvenuti nella ultracentenaria storia del club. Mettere sullo stesso piano Viterbo e Grosseto, sarebbe una valutazione esiziale. Si concretizzerebbe qualcosa di impensabile, di inimmaginabile. Un uomo della Tuscia precipita la squadra di riferimento del territorio all’inferno, senza aver dato il tempo di trovare una soluzione alternativa valida. Inutile sottolineare che si tratta di una questione di valenza etica carica di molti significati.

Alla fine di questa vicenda convulsa, qualunque sarà il cambio di paradigma (ci iscrive? tira giù il bandone? vende a uno dei tanti millantatori che popolano la C?) niente potrà essere più come prima. Crediamo che il primo a rendersene conto sia proprio lo stesso Camilli. Vive e lavora nella terra di Tuscia. Sta in mezzo a questa gente che lo considera, a tutti gli effetti, uno di loro.

Mandare a fondo in modo così atroce la Viterbese, squadra finanziariamente sana e con molti giocatori sotto contratto dal valore di mercato indiscutibile, sarebbe una scelta (un errore?) gravida di conseguenze sotto l’aspetto umano ma anche imprenditoriale.

Per questa e per molte altre ragioni, confidiamo in una soluzione finale ispirata dal buon senso antico. Vale a dire? Iscrivere la squadra e cercare, con il tempo e la pazienza che si dedicano alle cose cui davvero si tiene, un compratore “vero” al quale cedere la società nei tempi e nei modi che sono necessari.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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