mercoledì, 30 Settembre, 2020

Viterbese, Camilli e il rumore del silenzio

La stagione della Viterbese è stata controversa, per usare un eufemismo. Partita tra l’entusiasmo della piazza dopo la storica partita giocata a Marassi con la Sampdoria (nella foto, il settore dei tifosi gialloblù allo stadio Ferraris), si è pericolosamente avvitata in una lotta impari con la Figc e la Lega di Firenze per la questione del girone. La classifica in campionato ne ha risentito e non poco, considerati i nove turni di stop che avrebbero fiaccato anche un toro.

L’arrivo a gennaio di un grande allenatore come Antonio Calabro, ha rimesso le cose a posto. La sua combattività, che fa il paio con le indubbie capacità di stratega, ha permesso al club gialloblù di salvare capra e cavoli grazie alla conquista della Coppa Italia. Sono un suo merito le vittorie con la Ternana, il Teramo, il Pisa e il Trapani che hanno portato alla doppia finale con il Monza. Un tecnico che ha fatto vivere ai tifosi gialloblù giornate di calcio indimenticabili, che resteranno incise nella “grande storia del club”

L’entusiasmo generato dalla conquista di un trofeo prestigioso, che faceva pensare a chissà quali sconquassi l’anno prossimo, è stato inesorabilmente azzerato dalle vicende extra-calcistiche occorse nella gara di ritorno del playoff con l’Arezzo. Colpito nei suoi affetti più cari dalla squalifica inopinata inflitta al figlio Luciano per la presunta aggressione al numero uno amaranto Giorgio La Cava, il patron Piero Camilli ha immediatamente manifestato propositi di abbandono.

Il fatto è che esiste un capitale immateriale da custodire gelosamente, perché è su quello si costruisce il futuro. Alle latitudini di Viterbo, ciò non è purtroppo avvenuto. L’onda lunga generata dall’effetto Marassi e, dopo molti mesi di sostanziale buio, dalla conquista della Coppa Italia si è presto trasformata in calma piatta. Quanto di peggio possa accadere in un mondo, come quello del calcio, nel quale dovrebbe prevalere la gioiosità. Perché il football rimane il gioco più bello del mondo.

Accade ora che il patron si sia sostanzialmente isolato. I rari contatti con la stampa locale parlano di un uomo stanco e deciso a finirla qui. Un’immagine che cozza pesantemente con la combattività che ha sempre caratterizzato l’uomo e il presidente Camilli. A nulla sono valsi, finora, i molteplici appelli del sindaco Giovanni Arena, dei tifosi e della stampa locale. Tutti schierati al suo fianco, senza alcuna remora >>> leggi “Camilli, c’è un grande prato verde”.   

Siamo abituati ai silenzi stampa della Viterbese. E però il silenzio di Piero Camilli, qui e ora, è un silenzio che può fare molto rumore. È la quiete dopo la tempesta? Oppure è la quiete prima della tempesta? 

Il fatto è che la scadenza del 24 giugno, data limite per l’iscrizione al campionato di serie C 2019-20, incombe e mette paura. Tra gli umani la strada per avviare grandi progetti passa, di norma, attraverso una comunicazione sobria ma assertiva. Il silenzio, in questi casi, non è una scelta buona né condivisibile. Almeno secondo noi. Sapere è sempre meglio che non sapere. Oppure, il che è ancora peggio, lasciarsi soverchiare dall’immaginazione.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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