venerdì, 5 Marzo, 2021

Viterbese, Camilli e la serie C degli altri

Lo ha detto e ridetto tante di quelle volte che, alla fine, hanno finito per crederci anche i più incalliti cuori gialloblù. La serie C, a Viterbo, non si può fare. Punto e stop. Parole e musica di Piero Camilli.

Ma le cose stanno davvero così? Le analisi storiche e un’attenta lettura degli almanacchi, due dati che non mentono mai, non solo non suffragano questa lapidaria affermazione ma sembrano dimostrare esattamene il contrario.

  • Partiamo dalla “grande storia del club”. La Viterbese ha giocato per tredici anni consecutivi in serie C, dal 1995 al 2007, con esiti forse altalenanti >>> QUI tutti i particolari. E però abbiamo navigato a lungo in terza serie nazionale, eccome. Abbiamo vissuto stagioni tanto emozionanti quanto entusiasmanti. Ci sono toccate in sorte grandi giornate di calcio. I tifosi ben informati sanno bene a cosa ci riferiamo. Quelli più giovani potranno informarsi con grande facilità. Siamo o no in un mondo 3.0? Poi, ovviamente, ha disputato altri tre tornei nell’era Camilli. Il totale fa 16 anni di C, dal 1995 al 2019, ovvero nell’arco di 24 anni. E allora, se la matematica non è un’opinione, di cosa stiamo parlando?
  • Passiamo ora in rassegna il quadro delle 60 società ammesse al campionato di serie C 2019-20. Partiamo da una prima, quasi ovvia, considerazione. È possibile mai che squadre come Albissola >>> QUI, Arzignano Valchiampo, Gozzano, Pianese >>> QUI (si, proprio la squadra di Piancastagnaio che è stata sparring partner della Viterbese un sacco di volte durante l’era Camilli quando non si trovava nessun altro club con cui giocare…) e Picerno possano tranquillamente partecipare alla serie C e la Viterbese invece no? E dove le mettiamo società come AlbinoLeffe, Arzachena, Feralpisalò, Giana Erminio, Gubbio, Imolese, Monopoli, Olbia, Pergolettese, Renate, Sicula Leonzio e Vibonese. Tanto per citare alcuni esempi. Cosa hanno in più rispetto alla Viterbese per giocare in terza serie? Perché loro si e le maglie gialloblù no? Ci fermiamo qui, per carità di patria. Tralasciamo di scorrere i tanti nomi di centri sovrapponibili, per bacino di utenza, a quello di Viterbo.

Analisi storica e almanacchi sono la prova provata che la motivazione-asserzione del patron non è per niente argomentata. E, dunque, non regge.

Un club come la Viterbese che ha giocato nella terza serie nazionale (oggi guidata da Francesco Ghirelli) sedici campionati sugli ultimi ventiquattro, in serie C ci può stare.

Accidenti se ci può stare. Soprattutto quando ci stanno dentro centri molto più piccoli e con una storia non ultracentenaria come la nostra. Soprattutto se il nostro club ha una solidità economica che altri non hanno.

Inviterei tutti a meditare su questo corno della vicenda che angoscia i tifosi da settimane. In particolare, lo stesso Piero Camilli.

Il patron ha nelle sue mani il destino calcistico delle maglie gialloblù e della città di Viterbo. Lo preghiamo di trattarle con il rispetto che le rispettive storie meritano. Faccia pure le sue scelte, a medio termine, ma conceda a se stesso e al territorio il tempo di organizzarsi. Per fare ciascuno le proprie scelte in modi e con tempi più compatibili con la realtà delle cose. Non mandi tutto al diavolo. Come sembra che stia per accadere, qui e ora.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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