venerdì, 17 Gennaio, 2020

Viterbese, Camilli e le onde del destino

La questione del Pilastro, che la nostra Eleonora Celestini segue da settimane in modo magistrale per tenere alta l’attenzione della città su una vicenda per molti aspetti obliqua, chiude un anno di vicende alterne per la Viterbese. Rimasta costantemente in bilico fra speranze e delusioni.

L’intervento di Piero Camilli (nella foto) sulla questione del campo sintetico che potrebbe diventare la “casa gialloblu” (leggi qui), mette il dito nella piaga. Tutto accade in linea con il senso di realistico cinismo che, da sempre, connota gli interventi in ambito calcistico dell’imprenditore di Grotte.

L’ex patron ha puntato il dito sul Pilastro, come è giusto che sia. Anche perché lui, in prima persona, si è battuto per la creazione di una struttura da mettere a disposizione del primo club calcistico della Tuscia. Tutto bene, dunque? Fino a un certo punto, se passiamo in rassegna le molte parentesi che sono state aperte, senza talora chiuderle, nei sei lunghi anni durante i quali ha tenuto la barra di comando della Viterbese.

Molti obiettivi che si sarebbero potuti centrare, sono stati persi per strada. Bruciano ancora le estati sui carboni ardenti che ha fatto vivere al contesto. Stagioni vissute (molto spesso) in bilico tra un futuro radioso e un ritorno al passato più bieco della grande storia del club. Fino alla rottura definitiva, maturata a ridosso della conquista della Coppa Italia e dell’esclusione dai playoff.

In una partita stregata, quella con l’Arezzo, che resterà scolpita nella mente e nel cuore dei tifosi assai più della grande serata di Marassi con la Sampdoria oppure di quella al Rocchi con il Monza. Due lampi che l’ex patron ha fatto vivere al popolo gialloblu e che, diversamente gestiti, avrebbero potuto aprire praterie sconfinate.

Il calcio, però, non tiene conto dei se e dei ma. Non va così. Lo sa bene Piero Camilli, che alcuni darebbero pronto per una nuova avventura calcistica. Nessuna sorpresa né rimpianti, per il vecchio cuore gialloblu. Ne ha viste fin troppe, nei suoi lunghi anni di militanza. Ora non resta che confidare in Marco Arturo Romano, dal quale ci si attende un futuro quanto meno equo e sostenibile per il club. Sarà così?

I tifosi sono dunque destinati a essere dei vuoti a perdere, in balia delle onde del destino? Forse si. Ma chissà che non sia proprio questo alternarsi di vicende in chiaroscuro a far lievitare, nel tempo, la passione e l’amore verso le maglie gialloblu. Quelle che ci teniamo appiccicate addosso da una vita.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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