domenica, 27 Settembre, 2020

Viterbese, Camilli e quel che resta del sogno

La vita degli umani non è contrassegnata da certezze. Il destino cinico e baro è sempre in agguato. Eppure mai come quest’anno i tifosi gialloblù si erano (auto)convinti che l’estate sarebbe scivolata via senza sussulti. Che non ci sarebbero stati problemi di sorta per la loro Viterbese.

La conquista della Coppa Italia avrebbe riattizzato lo spirito di Marassi, evaporato dopo uno stop infinito e l’avvio disastroso in campionato. L’ambiente aveva quasi ceduto allo scoramento, allora come oggi, prima che l’arrivo di mister Antonio Calabro rimettesse un po’ di ordine.

Il mio vecchio cuore gialloblù non è stato da meno. Si era illuso che, superato il macigno di un avvio così inatteso e deludente, sarebbe finalmente arrivato quest’anno il tempo del salto di categoria. Un obiettivo sempre più o meno sotteso, negli ultimi decenni della storia ultracentenaria del club.

Qualcosa però è andato storto. Piero Camilli ha deciso di staccare la spina. L’ha detto e ribadito tante di quelle volte che non si può non credergli. La vicenda fin qui è del tutto sovrapponibile a quella già messa in scena a Grosseto, quando la mancata iscrizione al campionato di serie C lasciò il club maremmano in balia del suo destino.

Anche nel caso di una cessione all’ultimo tuffo, considerata la pessima nomea che si portano dietro molti degli acquirenti che svolazzano come avvoltoi sulle rovine della derelitta terza serie nazionale, restano elevati i rischi di cadere in mani quanto meno discutibili. È possibile sostenere che, verisimilmente, il progetto che prevedeva di portare la Viterbese in Serie B resterà per l’ennesima volta incompiuto.

Sarebbe stata la prima volta nella “grande storia del club” trascorsa navigando (spesso a vista) nelle serie minori. Secondo l’opinione diffusa un obiettivo che, a queste latitudini, soltanto un esperto uomo di calcio come Camilli sarebbe realisticamente in grado di centrare. Come già accaduto proprio a Grosseto.

Pensavamo a chissà cosa e, invece, eccoci qui a raccontare gli ultimi giorni di Pompei. Bisognerà mettersi il cuore in pace? Pensiamo onestamente di si. Senza addentrarci in processi alle intenzioni, ma sulla base di un’analisi imparziale degli eventi che si stanno succedendo.

Non ci saranno sconti per Viterbo? La rabbia del patron si consumerà fino all’ultimo atto? Il 24 giugno è ormai a ridosso. Sapremo finalmente, dopo settimane di tormenti, quel che resta del sogno gialloblù. La speranza è l’ultima a morire, ma il rischio di restare con un pugno di mosche in mano non è mai stato alto come adesso. Non abbiamo la palla di vetro ma, a prescindere dagli esiti possibili, lo scenario futuro potrebbe rivelarsi comunque amarissimo.

Una decisione improvvisa e drammatica come questa avrebbe richiesto a monte, dopo un cammino lungo sei anni, una maggiore attenzione. Si sarebbe potuto (dovuto) gestirla, nei tempi e nei modi, con un tasso di rispetto più alto verso se stessi e verso il territorio. Non è certo questo il finale che i tifosi gialloblù si sarebbero attesi da un uomo della Tuscia. Da uno di loro.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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