domenica, 15 Settembre, 2019
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Viterbese, Camilli si porta via il pallone?

Il filo che ha legato per sei anni il destino di Piero Camilli a quello della Viterbese sta per spezzarsi. Diventa ogni giorno più doloroso e vano ricostruire l’illogità degli eventi che hanno portato a questa frattura, nata da una vicenda personale che ha cambiato il verso di un rapporto che filava liscio verso la prosecuzione del progetto gialloblù.

È del tutto inutile riaffermare che tutta Viterbo, anche a livello istituzionale, si è schierata al fianco del patron senza apprezzabili risultati. Gli argomenti e le parole sono ormai esauriti. Lo sfinimento è totale, come pure il senso di disagio che nasce da queste analisi. Che altro resta da dire su questo aspetto del problema?

In chiave futura sembra che la decisione sia stata già presa. Viaggia nella testa e nel cuore di Piero Camilli. Non è negoziabile. Rimane la (triste) constatazione che la data di scadenza del 24 giugno è alle porte. Troppo vicina per trovare valide soluzioni alternative. Una circostanza che rende ancora più dolorose e incomprensibili le modalità di questo inverosimile abbandono.

Una situazione del tutto simile si era presentata nel giugno del 2017 trovando uno sbocco positivo grazie al colpo di coda finale che salvò il destino delle maglie. All’ultimo tuffo. Anche due anni fa l’amarezza che serpeggiava tra i tifosi era la stessa di oggi. Ne abbiamo parlato e riparlato. Tutto è già stato scritto in una riflessione postata allora su Calciopress, alla quale rimandiamo per non ripeterci oltre. Anche allora avevamo sottolineato un grave deficit di amore verso il territorio  >>> “Viterbese, Camilli e certi amori”.

La mancata iscrizione della squadra, ipotesi che non avremmo mai voluto prendere in considerazione, si sta purtroppo materializzando. Una scelta assurda, incomprensibile e inconcepibile. Sotto tutti gli aspetti. 

Vorremmo solo sottolineare che, altrove, si sono delineate vicende che hanno permesso di raccontare storie molto diverse e assai più confortanti. Il presidente della Sambenedettese Fedeli, uomo anche lui imprevedibile e vulcanico, è stato pesantemente insultato per tutta la stagione allo stadio delle Palme. Eppure, non avendo trovato un compratore valido, sta completando le procedure di iscrizione del club. Quello della Ternana, Bandecchi, ha subito un trattamento ancora peggiore al Liberati. Ma è ancora lì. Non solo. Ha regalato ai tifosi gli abbonamenti per la prossima stagione. Ne sono stati sottoscritti 11.000.

Se dunque Camilli consegnerà la squadra al sindaco, a conclusione di una vicenda molto kafkiana, si consumerà una delle più dolorose vicende mai occorse nella ultracentenaria storia della Viterbese. Un uomo della Tuscia, uno di noi, manderà il club gialloblù all’inferno. Senza aver concesso al contesto il tempo minimo necessario per riorganizzarsi. Le conseguenze che un gesto simile si porterebbe dietro, sarebbero esiziali per il futuro gialloblù.

Cose che non dovrebbero mai accadere se ancora prevalesse un lato etico nel mondo pallonaro italiano (anche se i due esempi precedenti confermano che non è poi una missione così impossibile cercarlo e trovarlo).

Giova ricordare, in conclusione, che il calcio è un’azienda atipica perché è la monetizzazione di un sentimento. Il suo traino non è la vendita di un prodotto purchessia, ma la passione ancora incontaminata dei tifosi. Come tale, dunque, andrebbe gestita. Non sembra il caso del quale stiamo occupandoci.

Se Camilli ha deciso di portarsi via il pallone, non possiamo certo strapparglielo di mano. In un periodo opaco come quello che stiamo vivendo, non ci attendiamo sconti. Siamo rotti a ogni eventualità. Anche al più anomalo degli abbandoni. Anche a subire i colpi, inattesi e terribili, del fuoco amico. 

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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