giovedì, 5 Dicembre, 2019
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Viterbese Castrense, un progetto mai nato

Si è chiusa l’era Camilli. In conferenza stampa Marco Arturo Romano ha confermato l’acquisto della società gialloblù. A partire da domani si parlerà di organigrammi e calciomercato. Ipse dixit.

Diamogli il suo tempo. Approfittiamo di questa pausa per ripercorrere sei anni di storia, che non si cancellano con un colpo di spugna.

I tifosi gialloblù fecero salti di gioia quando un facoltoso imprenditore della Tuscia e grande uomo di calcio decise di raccogliere i cocci della Viterbese, fallita per l’ennesima volta, e la fece ripartire dal campionato di Eccellenza. Bisognò pagare un pegno, ovviamente. Si trattò di aggiungere al nome del club quello della Castrense (la società di fatto iscritta al torneo). La Viterbese ne diventava un’appendice.

Si sperò che le cose sarebbero cambiate, con il passare del tempo. I più vecchi fra i cuori gialloblù ricordano ancora la TuscanViterbese, l’obbrobrio lessicale nato dalla fusione con il Tuscania per continuare a fare calcio a queste latitudini. Durò due stagioni (1962-63 e 1963-64) in Prima Categoria Lazio. Poi la Viterbese tornò a essere la Viterbese. Punto e stop.

Niente di tutto questo è accaduto nel caso della Castrense. Il club gialloblù ha continuato a essere incluso per sei anni nel vecchio contenitore. Sono andati a vuoto tutti i tentativi di cambiare la denominazione. Fino a quando i tifosi hanno smesso di chiederlo, presi per sfinimento.

Ecco, lo sfinimento. Il segno distintivo di una proprietà, per tutti gli altri versi illuminata, che ha fatto vivere grandi e indimenticabili giornate di calcio. Il progetto sportivo della Castrense, perché è di questo che stiamo parlando, ha continuato a lievitare. Quello della Viterbese con la città, viceversa, ha toccato punti molto più bassi che alti. Certo non solo per volontà della proprietà (ma questa è un’altra storia). Fatto sta che non si contano le aspre dichiarazioni rilasciate sull’impossibilità di fare calcio da queste parti, neppure a livello di serie C. Così come le minacce, reiterate quasi ogni estate, di non iscrivere il club.

Va detto, inoltre, che i giocatori sono stati tenuti troppo lontani da Viterbo. Eppure l’empatia può scaturire solo dalla frequentazione, dall’incrocio fisico. Niente di tutto questo è stato possibile per i tifosi gialloblù, molti dei quali a stento erano in grado di riconoscere i giocatori di secondo piano nelle partite giocate ogni due settimane al Rocchi. La scintilla dell’amore non è mai scoccata. Né si è fatto qualcosa di concreto perché avvenisse.

Il cambio di proprietà, con l’avvento di Romano, segnerà un cambio di paradigma. Non sappiamo quale continuità potrà assicurare nel tempo il nuovo proprietario. Né possiamo ipotizzare quale sarà il futuro delle maglie gialloblù, a medio-lungo termine. Ma questa è un’altra storia, che proveremo a raccontare. In questo momento non resta che affidarsi, come sempre, alla buena suerte. Sapendo che, in un attimo, il vento potrà girare. Lo testimonia la “grande storia del club”, che molti vecchi cuori gialloblù hanno vissuto per decenni.

Pur nella consapevolezza che la vecchia proprietà lascia una situazione economica invidiabile (zero debiti non è poca cosa di questi tempi) e che ha ottenuto risultati sportivi a dir poco sfavillanti, personalmente non proveremo alcun rimpianto. Al progetto sportivo (buono per gli almanacchi) si sarebbe dovuto accompagnare quello sociale, vale a dire il coinvolgimento del territorio. Lo certifica la mission della serie C, tracciata dal suo fondatore Artemio Franchi e nata come il campionato dei cento campanili. A Viterbo un progetto di questo respiro non è mai nato. Con queste premesse, la promozione in serie B sarebbe stata un pericoloso salto nel vuoto >>> LEGGI “Viterbese, i presidenti non sono tutti uguali”.

Rimane la gratitudine per le gioie regalate, per averci iscritti anche quest’anno e per aver trovato un compratore ritenuto all’altezza. Il tempo ci dirà se e quanto.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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