lunedì, 19 Agosto, 2019

Viterbese, c’è una visibilità da ripristinare

A Viterbo sta per chiudersi un’era. Il nuovo proprietario del club gialloblù dovrà rimboccarsi le maniche. Al di là dei grandi successi sportivi collezionati in questi sei anni, utili forse per gli almanacchi, la vecchia proprietà si lascia dietro una scarna eredità immateriale.

Piero Camilli ha deciso di tirarsi fuori nel momento migliore per la categoria. Una scelta poco logica e condivisibile, a nostro parere. Il nuovo corso della serie C voluto da Gravina e da Ghirelli, che si sono fatti promotori di una rifondazione organizzativa e normativa senza precedenti, apre scenari inaspettati. La terza serie nazionale potrebbe tirarsi fuori dalle secche dell’improvvisazione nelle quali la categoria è stata trascinata durante gli ultimi obliqui lustri.

Fra le tante cose da mettere a posto (ricostruire la squadra, rifondare il rapporto con il territorio, riportare al Rocchi una tifoseria disamorata dalla concatenazione di eventi molto criptici se non kafkiani), il nuovo proprietario della Viterbese dovrà lavorare tenacemente anche sotto l’aspetto dell’immagine e della visibilità.

Il mondo del calcio professionistico ha un bisogno vitale, anche a questi livelli, di contare su una comunicazione efficiente. A tutto campo. In carenza, l’aggancio al territorio rimarrà una chimera. Senza un rapporto comunicativo serrato, la città e i tifosi non potranno essere attivamente coinvolti in alcun tipo di progetto. Ne saranno solo neutri spettatori, come è accaduto in questi sei lunghi anni durante i quali sono stati molto spesso trasformati in canne al vento.

Il prodotto calcio ha come utenti finali i tifosi, che vanno giocoforza rimessi al centro del sistema se si vuole tornare a riempire gli stadi e nella fattispecie il Rocchi. I tifosi hanno, dunque, il diritto incontestabile di contare su una struttura comunicativa capillare e professionale. Che li informi, li stimoli, li coinvolga, li faccia sentire parte di un tutto.

Ci aveva provato con grandi risultati il direttore generale Diego Foresti (a sinistra nella foto), un vero Leone Gialloblù, prima di essere fermato dalle scelte illogiche di inizio campionato che hanno chiuso ogni circuito virtuoso. Anzi, hanno innescato una serie di eventi negativi a cascata. Neppure la vittoria in Coppa Italia ha invertito questa tendenza perversa. Se non ora, quando uscire da questa assurda opacità mediatica? Che non ha più alcun senso né tanto meno giustificazione, nel terzo millennio?

Sarebbe fondamentale permettere a Diego Foresti di riprendere da subito e senza alcun indugio il percorso interrotto. Bisogna farlo ora, con il club che sta cambiando verso e che tornerà finalmente a vivere la sua storia all’interno della città di Viterbo dopo una stagione trascorsa a Grotte.  Se ciò non accadesse e se il ruolo di Foresti venisse affidato ad altri, si spezzerebbe l’unico e reale segno di continuità fra passato e futuro della “grande storia del club”.

“Se vuoi costruire una barca
non radunare intorno a te persone che cerchino il legname,
preparino gli attrezzi, distribuiscano i compiti,
ma risveglia in queste persone la voglia del mare aperto e infinito”
(Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”)

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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