giovedì, 24 Settembre, 2020

Viterbese, essere un tifoso gialloblù

La provvisorietà alla quale sembra destinata la Viterbese dopo le decisioni del suo storico patron Piero Camilli, rappresenta l’ennesimo inganno perpetrato a danno dei tifosi dal mondo pallonaro del quale sono i pilastri (nella foto, la Viterbese della stagione 1995-96 >>> LEGGI “Viterbese, quando la storia siamo noi”).

Al di là del caso specifico, l’errore di partenza è quello di continuare a considerare il calcio un’azienda come tutte le altre. Il fatto è che il calcio non è (non sarà mai) un’azienda normale. Il calcio è la monetizzazione di un sentimento. Il suo traino è la passione dei tifosi.

Lungi dal ritenersi meri utenti del prodotto, i tifosi si sentono i  “veri” depositari e i tutori delle maglie. Quando entrano in uno stadio per sostenere la squadra del cuore lo fanno non solo per vederla vincere ma, anche e soprattutto, per riaffermare il loro amore incondizionato. Un rito che si svolge in tutte le latitudini del globo, in forme diverse. Uno stato dell’animo che rende il football, ancora oggi, il gioco più seguito e amato al mondo.

Chiunque decida di assumersi l’onere di ruoli chiave all’interno del sistema calcio, dovrebbe (deve) sapere che si andrà a confrontare con l’amore-umore dei tifosi. Quando si parla di calcio-azienda l’etica non costituisce un optional, ma un’esigenza imprescindibile. Il fatto che il binomio calcio-etica si sia opacizzato nel corso degli anni, fino a determinare condotte scriteriate e decisioni cervellotiche, dovrebbe indurre gli addetti ai lavori a interrogarsi sul come e sul perché ciò possa essere accaduto.

Nel calcio c’è (un disperato) bisogno di etica, esattamente come nella vita. Poter contare su figure di riferimento carismatiche sarebbe (è), per i tifosi, un’ipoteca sul suo futuro e sulla sua sopravvivenza nel tempo. Il sistema, viceversa, continua a essere popolato da  personaggi sbiaditi. Senza fantasia, senza lungimiranza e senza passione verso il territorio.

Quella fantasia e quella passione etica che i tifosi, candidi e immarcescibili Peter Pan, riescono invece a iniettare (ancora e pervicacemente) dentro un sistema contaminato oltre ogni ragionevole misura dal business sfrenato che potrebbe farlo scivolare verso la fine.

La passione etica dei tifosi non viene mai meno nel corso della vita, qualunque cosa accada, e dà il senso della continuità alla “grande storia del club” (dal più grande al più minuscolo) a qualsiasi latitudine.

La passione etica dei tifosi non può continuare a essere tradita nè tanto meno emarginata, come viceversa sta accadendo, pena lo svilimento del calcio. Perché il calcio è uno sport con l’anima e la sua anima sono i tifosi.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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