martedì, 15 Ottobre, 2019

Viterbese, fra iscrizione e ‘buena suerte’

Per la Viterbese è stato un anno ondivago, trascorso in una snervante altalena tra rari momenti di incontenibile gioia e interminabili fasi di grande sofferenza. Una stagione iniziata male e finita peggio. Fatto salvo l’interludio gaudioso della Coppa Italia

Un ansiogeno bipolarismo che rafforza l’idea di quanto il calcio possa ritenersi una metafora degli alti e bassi della vita, come sostiene Sartre. O forse è la vita a essere una metafora del calcio, secondo il pensiero del filosofo fiorentino Sergio Givone?

Ogni volta che si prova a tirare la linea dell’esistenza degli umani, ciò che sembra contare più di tutto è il cosiddetto ‘fattore C’. La ‘pazzissima fortuna’ di cui parlava Machiavelli. Quella che noi preferiamo definire la ‘buena suerte’. 

Ogni vecchio cuore gialloblu quando, sei anni fa, Piero Camilli decise di ‘raccattare’ la Viterbese dal buco nero in cui era stata precipitata dopo 13 anni ininterrotti di serie C (dal 1995 al 2007) si sentì finalmente assistito dalla ‘dea bendata’ (altro nome che si attribuisce al ‘fattore C’). 

Si pensava di aver intercettato il Rozzi della Tuscia. Un grande uomo di calcio, connesso con il territorio. Il cavaliere bianco, atteso da decenni, che avrebbe preso per mano il contesto e lo avrebbe fatto crescere fino a trasformare Viterbo in una piazza omologabile a quella di Ascoli. Una città e un bacino di utenza, raffrontabile al nostro, che tutto deve all’energia e alla lungimiranza del suo grande presidente. Cosa volere di più?

Le cose sono poi davvero andate così? È del tutto opinabile. Camilli ha sempre tenuto i tifosi gialloblu sulla graticola. Almeno due volte, nel 2015 e nel 2017 è arrivato a un passo dalla non iscrizione. La stessa cosa si è reiterata nel corso di questo rovente mese di giugno.

La prova provata che nella vita non serve, ma soprattutto non basta, la sola ‘buena suerte’. Occorre anche la scintilla dell’amore. Mai scattata tra il patron e le maglie gialloblu che, in buona e numerosa compagnia, ci portiamo appiccicate addosso da una vita.

Alla fine, dopo lunghi e spaesanti tormenti, Camilli ha deciso di iscrivere la Viterbese al campionato di Lega Pro. Una categoria che, sotto la guida di Francesco Ghirelli e la supervisione di Gabriele Gravina, dovrebbe quest’anno cambiare totalmente verso.

Ha sottolineato però che a Viterbo non metterà più piede e che il progetto gialloblù si può considerare concluso al terzo anno di serie C >>> LEGGI QUI. Un vero peccato, a nostro parere, anche sotto il profilo imprenditoriale.

Possiamo considerare questo magnanimo gesto finale del patron un altro regalo della ‘buena suerte’? Ci sia consentito, quanto meno, il beneficio del dubbio.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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