Viterbese, i presidenti non sono tutti uguali - Viterbese Calcio News- Cuori Gialloblu
domenica, 21 Luglio, 2019
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Viterbese, i presidenti non sono tutti uguali

La telenovela è arrivata a conclusione. Il patron Piero Camilli, dopo aver iscritto la Viterbese all’ultimo tuffo, l’ha messa subito in vendita. Dopo settimane davvero ansiogene per la città e per la tifoseria gialloblù ha infine trovato un compratore “vero”, merce rara da reperire in tempi difficili per la terza serie nazionale.  

Il closing con Marco Arturo Romano ha avuto tempi molto (troppo?) lunghi. La fideiussione ha tardato ad arrivare ma, il 18 luglio, è arrivato il rogito notarile a sancire il passaggio di mano. La squadra è tutta da costruire. Così pure il rapporto con la tifoseria, uscita molto frastornata dal concatenarsi degli eventi.

Il clima, nel frattempo, si era fatto molto pesante. La storia con Piero Camilli, lunga sei anni, era arrivata comunque al capolinea. Il rapporto si era deteriorato da molto tempo, per ipotizzare che potesse ancora proseguire >>> LEGGI “Viterbese Castrense, cronaca di un progetto mai nato”.

Il fatto è che quelli della mia generazione si erano illusi che con il suo arrivo si fosse finalmente aperto un ciclo virtuoso. Avevano sperato che la famiglia Camilli si potesse trasformare nel “nostro” Costantino Rozzi, patron dell’Ascoli per quasi tre decenni. Che riuscisse a costruire, nella Tuscia, un modello di calcio fortemente radicato nel territorio.

Niente di tutto questo. Fatta salva la lunga catena di grandi successi sportivi, dei quali la città resterà per sempre grata, non si è mai realizzata alcuna connessione con il territorio. La Viterbese, che ha continuato pervicacemente a chiamarsi Castrense, in questi sei anni è stata un’entità del tutto avulsa dal contesto.

Pochi presidenti sono destinati a restare nella storia e non necessariamente per i risultati ottenuti sul campo. Fra quelli transitati dalle parti di Viterbo chi si è davvero identificato con la città e la tifoseria gialloblù è stato, a mia memoria, l’indimenticato Enrico Rocchi. Colui che fu l’artefice della storica promozione in serie C, nel 1970. Ne abbiamo ancora vivo il ricordo quando, in maniche di camicia, si mise al fianco degli addetti ai lavori per la messa in posa del primo manto erboso alla Palazzina. Se lo stadio è intitolato all’ingegnere romano non è certo per caso.

La differenza tra chi è tifoso e chi non lo è – ma può ritagliarsi il ruolo di presidente grazie alla forza economica che si porta dietro – sta nel fatto che, per il tifoso, certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Sarà così anche questa volta. La tempesta sfumerà. Si ripartirà, in un modo o nell’altro. I vecchi cuori gialloblù continueranno a battere per queste maglie. A prescindere dal Camilli o dal Romano di turno e, tanto meno, dalla categoria in cui la Viterbese sarà costretta a giocare.

Il futuro è ancora una pagina bianca. Non abbiamo la palla di vetro e, dunque, non sappiamo in che modo proseguirà la “grande storia del club”. Non resta che aspettare. Nella disperante attesa di un altro Enrico Rocchi che incroci, per buena suerte, il destino della Viterbese.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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