Viterbese, il posto delle fragole - Viterbese Calcio News- Cuori Gialloblu
domenica, 17 Febbraio, 2019
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Viterbese, il posto delle fragole

Viterbese, il posto delle fragole

Ogni volta che ci sentiamo montare dentro la tristezza (i brasiliani la chiamano saudade, altri spleen) bisognerebbe avere il coraggio di isolarsi e riflettere su quanto ci tiene ancorati a un mondo che viviamo spesso come sempre più ostile. Un po’ quanto accade in Manhattan, poema d’amore che Woody Allen dedicò a New York nel 1979 girandolo in un sublime bianco e nero accompagnato dalle musiche di Gershwin.

In una scena indimenticabile il protagonista (lo stesso Allen), mollemente sdraiato su un divano, ripassa a voce alta le cose per le quali secondo lui vale la pena di vivere. Il vecchio Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l’incisione Potato Head Blues, i film svedesi, L’educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo e il viso di Tracy.

Un esercizio al quale tutti dovrebbero, ogni tanto, lasciarsi andare. Ciascuno potrà elaborare il proprio elenco. Persone, oggetti, luoghi, suoni, eventi, ricordi, vaghe stelle dell’orsa. Il buon Woody, in Manhattan, mette in fila le sue perle. La visone più inattesa, in mezzo a tanti più o meno inarrivabili miti, è il viso di Tracy (nel film interpretata dalla splendida Mariel Hemingway).

Lo stesso metro andrebbe utilizzato per un mondo pallonaro in pieno sfacelo, soprattutto quando si passano molte ore della propria vita a studiarlo per cercare poi di raccontarne i risvolti e l’essenza. Come in Manahttan, si dovrebbe di tanto in tanto elaborare un elenco delle ragioni che ce lo rendono ancora amabile. Anche per giustificare il tempo che trascorriarmo a scriverne.

Più gli anni passano, più la lista diventa scarna. Del calcio moderno c’è davvero ben poco da salvare. Il rischio, in questi casi, è ripiegarsi pericolosamente sul passato. Un errore fatale, che può rendere deludente il presente e aspro il futuro.

Nel mio caso l’ancora di salvezza è la passione che, da una vita, mi lega alla Viterbese. Uno straordinario legame affettivo che lo rende il mio posto delle fragole, la bolla in cui rifugiarmi tutte le volte che mi assale lo spleen. La Viterbese è, per me, la musica del cuore. Non la cambierei con la più struggente delle sinfonie.

È la conferma che il cuore non è un cacciatore solitario, quando riesce a condividere la stessa incredibile passione con tanti altri cuori e per così tanto tempo. Fino a farli pulsare, all’unisono, sulle tribune di uno stadio. Solo per inseguire la magia del calcio. Solo per continuare a vivere la favola (sempre e comunque bella) delle “nostre” maglie gialloblu.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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