venerdì, 3 Dicembre, 2021

Viterbese, non si uccidono così anche i cavalli?

Uscita con le ossa rotte dalla sconfitta interna con il Rende, la Viterbese sarà costretta mercoledì a scendere di nuovo in campo a Catanzaro. Cavalcata selvaggia  >>> leggi QUI ci è sembrata la definizione più calzante, per inquadrare il case history della “banda Calabro”.

Non si uccidono così anche i cavalli?” è un film del 1969, diretto da Sydney Pollack, interpretato da Jane Fonda e Gig Young (premio Oscar come migliore attore non protagonista). Profondo sud degli Stati Uniti. Anni Trenta, in piena depressione. Una maratona di ballo che è metafora della vita. Un gruppo di disperati cerca di tirar su qualche soldo partecipando a una gara che, sotto l’apparenza gioiosa, è un gioco al massacro.

Con i dovuti distinguo, è il paradigma della stagione alla quale è stata condannata la Viterbese. L’opaca governance della Lega Pro ha spinto la società a scelte, più o meno condivisibili, che si sono trasformate in un boomerang per la squadra e i suoi tifosi. Quella che doveva essere una cavalcata gioiosa si è trasformata in una corsa massacrante.

Il campionato è apparso compromesso da subito. È lapalissiano che non si può stare fermi ai box per mesi, confidando sul fatto che tutto ciò avvenga senza conseguenze. Ne ha fatto le spese anche il radicamento nel territorio. I tifosi, proiettati verso una stagione da urlo dalle straordinarie prestazioni nella Tim Cup contro Ascoli e Sampdoria, hanno perso il filo. Una situazione paradossale, che rimanda alle storie del miglior Tafazzi.

La Coppa Italia, ultima spiaggia per riscattare una stagione maledetta, è stata gestita in modo ondivago. L’ambiente, a soli dieci giorni dalla decisiva finale di ritorno al Rocchi con il Monza, viene scosso dalle dichiarazioni della proprietà. La cronica carenza di comunicazione mediatica e la reiterazione delle (solite) minacce di mollare tutto, sono elementi che certo non giovano alla causa gialloblù.

A conclusione dell’amara cronistoria di un anno vissuto pericolosamente accade che la Coppa Italia sarà consegnata l’8 maggio al Rocchi dal presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli >>> QUI la sua nota di precisazione. Un segno del destino. Un cerchio che si chiude, nell’ipotesi denegata che il trofeo sia alzato dal Monza. L’equivalente del colpo di pistola che si spara per finire il cavallo stramazzato a terra per la troppa fatica.

Per questa e per molte altre regioni, sarebbe stato più lungimirante arrivare uniti e compatti alla madre di tutte le partite. Così non è avvenuto. Nonostante tutto, rimaniamo ottimisti. C’è piena consapevolezza che la ‘banda Calabro’ potrà centrare un’impresa da Guinnes dei primati. 

Sulla ‘grande storia del club’ tornano a incombere nuvoloni neri dai quali i tifosi pensavano di essersi finalmente liberati. Poco importa, come sempre ce ne faremo una ragione. Ora come ora, non resta che affidarsi alla buena suerte. Sperando che, almeno stavolta, sia dalla nostra parte. 

DI Sergio Mutolo

Innamorato da una vita della Viterbese, prova a tenere viva in rete la 'grande 'storia del club'. Direttore responsabile di Calciopress su Cuori Gialloblu si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare riferimento alla Serie C, sempre dal punto di vista dei tifosi.

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