mercoledì, 20 Novembre, 2019

Viterbese, problemi per il bando del Pilastro?

I lavori al campo del Pilastro, con la realizzazione del manto in sintetico, stanno per terminare: entro la prossima settimana la ditta Venturelli che ha effettuato il restyling del “Vincenzo Rossi” consegnerà al Comune di Viterbo l’opera finita, costata a Palazzo dei Priori all’incirca mezzo milione di euro. Un campo che, almeno nelle intenzioni iniziali del Comune, avrebbe dovuto ospitare gli allenamenti della Viterbese.

Ma solo in teoria. La ratio con cui, infatti, la precedente amministrazione Michelini aveva scelto di accendere un mutuo per effettuare tali lavori rispondeva alla necessità di fornire un campo di allenamento con minore manutenzione alla Viterbese, prima squadra di calcio cittadina, ad oggi ancora in vagabondaggio qua e là per la provincia di Viterbo alla ricerca – a pagamento – di strutture per poter lavorare. Per tre anni, non a caso, la squadra aveva di fatto sede stabile a Grotte di Castro, cittadina amministrata dall’ex patron Piero Camilli. Ora, invece, i gialloblu di mister Giovanni Lopez si dividono tra Latera e Canepina, grazie alla disponibilità dei sindaci, rispettivamente, Francesco Di Biagi e Aldo Maria Moneta.

In pratica, però, la Viterbese rischia di restare fuori dalla competizione per l’assegnazione del “Vincenzo Rossi”. Servono un bando e una gara a pubblica evidenza per la gestione, almeno quinquennale, dell’impianto. “Parteciperemo” ha annunciato giorni fa su queste colonne il patron gialloblu Marco Arturo Romano. Eppure non è così semplice.

Secondo quanto previsto dal Regolamento comunale per l’affidamento della gestione degli impianti sportivi di proprietà dell’amministrazione di Palazzo dei Priori approvato in consiglio comunale il 24 luglio 2014, infatti, la Viterbese probabilmente non potrà neanche partecipare al bando allo studio dell’Amministrazione Arena. Perché? Perché è una società professionistica e non dilettantistica. All’articolo 3, infatti, alla voce “Scelta del gestore”, il suddetto regolamento testualmente recita: “Il gestore di ogni impianto sportivo comunale sarà scelto dal Comune a seguito di procedura pubblica di selezione in via preferenziale tra le società e le associazioni sportive dilettantistiche, enti di promozione sportiva, federazioni, discipline sportive associate, associazioni sportive riconosciute dal Coni o affiliate ad enti di promozione, operanti nel territorio cittadino”. Fuori da questo schema di regolamento restano solo il campo da rugby “Sandro Quatrini”, il campo da baseball “Giancarlo Massini, il Camposcuola, il PalaMalè e gli impianti delle frazioni. Fa eccezione anche lo stadio “Enrico Rocchi”, che il Comune ha in concessione per circa 100 anni ma che appartiene alla Regione Lazio, la quale infatti ne finanziò la ristrutturazione nel 2007. E’ volontà di Palazzo dei Priori acquistarlo, e da piazza del Plebiscito avrebbero anche avviato l’iter, ma per il passaggio della titolarità sullo stadio della Palazzina ci vorrà ancora molto tempo.

Per tutti gli altri impianti del Comune, Pilastro compreso, non sembra si possa quindi andare in deroga rispetto al sopra citato Regolamento. Ci si sarebbe dovuto semmai pensare prima, apportando qualche modifica al testo  nei quasi due anni dell’iter dei lavori. Per saperne di più bisognerà attendere e leggere il capitolato d’appalto del bando, ma il fatto che la Viterbese non sia una società dilettantistica è una condizione ostativa per la gestione del “Vincenzo Rossi”. Neanche un temporaneo affidamento diretto al club gialloblu – almeno fino al termine di tutte le procedure di gara – per la stagione in corso sembrerebbe di facile attuazione, soprattutto perché se il Comune di Viterbo è stato così fiscale e solerte nei confronti della Viterbese per l’installazione di un maxischermo che a breve neanche servirà più a niente, è lecito aspettarsi che lo sia ancora di più per la concessione anche temporanea del campo di allenamento. E un’opera costata oltre 500mila euro potrebbe essere a disposizione di altre società sportive ma non della prima realtà calcistica cittadina: occorre, pertanto, adoperarsi e studiare soluzioni alternative che rispettino le disposizioni del Regolamento ma permettano ai gialloblu di non dover in eterno girare per la Tuscia cantando “io, vagabondo che son io, vagabondo che non sono altro…”.

DI Eleonora Celestini

Eleonora Celestini
“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

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