martedì, 15 Giugno, 2021

Viterbese, quando la tifoseria è allo stremo

Il tifoso gialloblù ne ha viste di tutti i colori nel corso di una stagione infinita, contrassegnata da molte e ondivaghe vicende.

Tutto è cominciato con lo stop di tre mesi attuato in segno di protesta verso la Lega Pro di Firenze, allora guidata da Gabriele Gravina e attualmente da Francesco Ghirelli. Motivo del contendere l’inserimento nel girone C, condito dalla richiesta di trasloco nel girone A (andata poi delusa).

Quando finalmente si è iniziato a giocare, alla decima di campionato, la squadra ha pagato il pegno della lunga inattività. Il primo a lasciarci le penne è stato mister Lopez, esonerato dopo appena due giornate. Anche Sottili, cavallo di ritorno che gli è subentrato, è durato in panchina solo fino a dicembre. I risultati tardavano ad arrivare, com’era naturale che fosse.

Dal mese di gennaio la squadra è scesa in campo ogni tre giorni. Nel frattempo era arrivato il terzo allenatore, l’ottimo Antonio Calabro, che ha portato la Viterbese alla finale di Coppa Italia con il Monza. Si è giocato in giorni e orari impossibili. I tifosi hanno perso il conto delle partite. La classifica è stata praticamente e sempre virtuale, anche se è stato chiaro da subito che le zone alte della classifica sarebbero rimaste fuori della portata del club.

La Coppa Italia Serie C (nella foto) è stata vinta però non da Calabro, esonerato prima di poter alzare al Rocchi un trofeo che era sicuramente merito suo, ma da mister Rigoli. Quarto allenatore in carica. Ciliegina sulla torta di una stagione mai così tormentata.

L’allenatore siciliano ha guidato la squadra anche nella doppia sfida playoff con l’Arezzo, malamente persa da un gruppo di giocatori ormai spompato da una stagione vissuta a rotta di collo.

In occasione della sfida di ritorno al Rocchi, la presunta aggressione dentro un tunnel nascosto alla vista da parte di Luciano Camilli ai danni del presidente amaranto Giorgio La Cava (che è ancora oggetto di una approfondita indagine federale), ha scatenato l’ira funesta del patron.

La gioia per la Coppa è presto evaporata. A questo punto, per circa un mese, i tifosi sono stati tenuti sulla graticola. Non era chiaro se la Viterbese sarebbe stata iscritta o meno. Alla fine, quasi in extremis, Piero Camilli ha deciso di formalizzare la domanda di ammissione al campionato di Serie C 2019-20. Nel contempo, in occasione di una conferenza stampa molto “calda”, si è autoescluso da qualsiasi futuro progetto gialloblù e ha messo in vendita la sua creatura.

Le trattative per la cessione si stanno protraendo ad libitum. Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel. Niente di strano, vista la fauna che circola in terza serie nazionale. Il patron ha formalmente promesso che lascerà il club in mani sicure. Noi abbiamo piena fiducia nelle sue determinazioni. Fatto sta che i nomi si rincorrono, i giorni passano, la conclusione tarda ad arrivare e la sorte della Viterbese è ancora avvolta nella nebbia.

Quando parliamo di tifoseria allo stremo, crediamo che qualunque lettore neutro ne potrà comprendere le ragioni. La cronistoria è di palmare evidenza. Il concatenarsi degli eventi, che abbiamo sintetizzato a futura memoria, avrebbe lasciato stramazzate a terra tifoserie ben più toste e bellicose di quella gialloblù.

Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo…

DI Redazione

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