martedì, 13 Aprile, 2021

Viterbese, quello che i tifosi non dicono

Alzi la mano chi non era straconvinto che l’estate sarebbe scivolata via liscia come l’olio. Come supporre che, proprio qui e proprio ora, la Viterbese sarebbe potuta finire con un piede nella fossa?

I tifosi coltivavano una sola, granitica certezza. Le maglie gialloblù, con la coccarda della Coppa Italia in bella mostra sul petto, avrebbero continuato a correre su e giù per l’Italia. Per tenere alto, ovunque e comunque, il nome della città e della Tuscia

Invece le cose hanno preso la peggiore delle pieghe possibili. Il fatto è che la proprietà, insensibile alle molteplici e spontanee manifestazioni di sostegno giunte da ogni parte, sta perseverando nella decisione di staccare la spina. Fino a prova contraria, fin qui non pervenuta.

Anche Cuori Gialloblù, che pure ha mantenuto durante tutta la stagione un atteggiamento equidistante se non addirittura critico, si è lasciato prendere la mano. Ha lanciato un appello dietro l’altro. Sia chiaro che, se ciò è avvenuto, è stato per amore. Solo per amore.

La Viterbese sarà dunque messa in vendita? Si, ma a chi? Sarà la proprietà oppure il sindaco Arena a farsi carico di trovare un acquirente purchessia? Certe affermazioni fanno comunque molto male, soprattutto se pronunciate a poco più di quindici giorni dalla scadenza per il deposito della domanda di ammissione al campionato.

Accade così che “quelle maglie gialloblù”, per l’ennesima volta, potrebbero essere mestamente esposte su una bancarella di periferia. Dove i compratori latitano, mentre invece proliferano malfattori di ogni specie che si aggirano con fare losco.

Niente di nuovo sotto il sole. Intercorre una distanza siderale tra il tifare per una squadra e esserne il proprietario >>> “Viterbese, le magnifiche sorti e progressive”. Due percorsi destinati a divaricarsi, in modi e tempi variabili. La “grande storia del club” è lastricata di abbandoni, sprofondi, fallimenti, discese ardite e risalite.  

Il tifoso, eterno Peter Pan, spera ogni volta che questa sia la volta buona. Che il presidente di turno lo prenda per mano e lo accompagni, in volo, fino all’isola che non c’è. Ma Neverland è solo un sogno, un artefatto letterario. Pur nella consapevolezza che il corso del destino non si può fermare, il risveglio è sempre traumatico.

Chi mette il suo cuore nelle mani di un club come la Viterbese, sa bene in quale labirinto si va a cacciare. Ha la piena consapevolezza di imboccare un percorso intriso di sofferenza. Che però, in questo caso, è l’altra faccia dell’amore.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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