mercoledì, 20 Novembre, 2019

Viterbese, Romano e un futuro sostenibile

Niente da dire o da obiettare. La Viterbese sta uscendo a testa alta dai sei lunghi anni dell’era Camilli, costellati da tante soddisfazioni e da altrettanti fraintendimenti. Una fase interrotta in modo traumatico dall’ex patron, dopo che il club aveva toccato l’apice della sua storia con la conquista della Coppa Italia Serie C. Nella vita, come nel calcio, basta poco per passare dalle stelle alle stalle.

L’avvento del nuovo proprietario, Marco Arturo Romano (nella foto), è arrivato quasi in extremis. Non sono mancate le perplessità, al passaggio del testimone da Piero Camilli all’ingegnere originario di Cassino. Lo stravolgimento dell’organico, con la partenza di tanti “big”, aveva creato un certo sconcerto e qualche malumore.

Dodici partite di campionato dopo, le vicende gialloblù sembrano aver preso tutta un’altra piega. Il ricordo di Camilli è sempre più appannato e lontano, almeno per quanto ci riguarda, ferma restando la gratitudine per quanto ha fatto per una Viterbese finita nelle sabbie mobili. L’approccio del nuovo presidente con la città, i tifosi, il territorio e gli addetti ai lavori è stato tanto sobrio quanto pragmatico. I venti punti in classifica la dicono lunga sul lavoro prodotto in pochi mesi.

Fatto sta che tutti ci stiamo affezionando a questo manipolo di giovani sapientemente guidato in panchina da un redivivo Giovanni Lopez. Anche lui si sta prendendo sul campo le sue rivincite e le sue soddisfazioni, dopo aver ingoiato il boccone amaro di un esonero incomprensibile arrivato a conclusione di una vicenda che più kafkiana non si può.

Se il presente è roseo, l’incognita resta sempre il futuro (Camilli docet). Niente nella vita, specie in un calcio precario come quello della terza serie nazionale, può e deve essere dato per acquisito. Ciò che i vecchi cuori gialloblù chiedono a Marco Arturo Romano è un futuro sostenibile, che soddisfi le velleità calcistiche di questa generazione senza compromettere quelle delle generazioni future. Anzi, che renda ben più saldo il radicamento nel territorio.

Sarà così nell’interesse supremo della grande storia del club? Lo scopriremo solo vivendo. E però, il buongiorno si vede dal mattino. Almeno così insegna il proverbio, espressione di saggezza popolare. Che la buena suerte sia con noi.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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