giovedì, 19 Settembre, 2019
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Viterbese, tifosi gialloblù allo sbando?

È una vecchia storia. Nel campionato di serie C le maglie sono sempre rimaste in balia di quanti decidono di mettersi alla barra di comando.

Innumerevoli i casi di club trasformati in (più o meno fragili) navicelle che affrontano il mare aperto e tempestoso di una categoria carica di criticità, con il rischio di imbarcare acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a tappare una falla, che subito se ne apre una nuova.

Il fatto è che l’azienda calcio è tutto fuorché un’azienda normale, perché si fonda sulla monetizzazione di un sentimento (quello dei tifosi) e sul profilo etico di quanti occupano le stanze dei bottoni.

A maggior ragione in terza serie nazionale, una categoria sprovvista dei sussidi e delle iniezioni di liquidità sui quali possono ancora contare i club iscritti alle serie superiori. I (famigerati) diritti tv che, in qualche modo, permettono alle società di A e di B di rimanere a galla nonostante tutto.

In Lega Pro latita, per sovrappiù, anche il minimo sindacale di comunicazione e di visibilità mediatica che sarebbe fondamentale per tenere informate le città e i tifosi sul destino che toccherà alla squadra del cuore. Tutto si svolge sotto traccia.

Accade così che in terza serie nazionale, anche in conseguenza di controlli fin qui non sempre congrui rispetto alle troppe problematiche, i fallimenti si accavallano con regolarità quasi svizzera. La sopravvivenza dei club resta una variabile dipendente dagli umori ‘fumini’ del patron di turno.

Paradigmatica la vicenda della Viterbese, società finanziariamente a posto che ha vinto la Coppa Italia Serie C e ha disputato i playoff nazionali. Il futuro del club gialloblù è nelle mani del suo presidente, Piero Camilli. Ci sarà una cessione all’ultimo tuffo? In caso negativo, il 24 giugno l’imprenditore di Grotte di Castro iscriverà la squadra per scongiurarne il fallimento? La prognosi non è stata ancora sciolta.

Ai tifosi gialloblù, sempre più disillusi e disincantati, non rimane che rimettersi al fatidico “io speriamo che me la cavo”. Sono come canne al vento, esposte al destino cinico e baro. Che, nel loro caso, prescinde dalla solidità economica di un patron viterbese doc sul quale si faceva conto. E per molti anni a venire.

“La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare” (Splendori e miserie del mondo del calcio, Eduardo Galeano).

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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