giovedì, 6 Maggio, 2021

Viterbese, una disarmante fragilità

Alla quinta giornata di una stagione che sembra nata sotto una cattiva stella, arriva un’incredibile batosta. La sconfitta con la Juve Stabia assume i contorni di una resa incondizionata. Doveva essere la partita della rinascita e invece diventa la Caporetto gialloblù. Una disfatta foriera di chissà quali altre possibili conseguenze, agli albori di un campionato che si pensava di giocare nelle zone alte della classifica.

Già, la classifica. Mentre le nostre teste continuano a pensare in grande, la disfatta di Castellammare riporta tutti con i piedi per terra. Bisogna cominciare a guardarsi le spalle e lasciar evaporare i sogni di gloria che, forse, tali potrebbero restare.

Lo ha detto con estrema chiarezza Sottili quando, fuori dai denti, ha parlato di figura di merda. Come non dargli ragione? Come non condividere la sua sfuriata in sala stampa? Come cercare ancora giustificazioni? Questo gruppo sembra aver mollato. Sta dilapidando, una dopo l’altra, le occasioni che si presentano per rialzare la testa. Uno scialo, tanto colpevole quanto inammissibile.

La squadra dà un’impressione di fragilità psico-fisica che fa quasi tenerezza. Davvero spiazzante vedere professionisti di questo calibro sbandare così malamente. I giocatori sono scesi in campo con il minimo sindacale di birra in corpo per poi lasciarsi andare, messi al tappeto con facilità irrisoria come un pugile suonato.

La fragilità del gruppo ha cause che dall’esterno non si riescono a individuare. Fanno parte del segreto dello spogliatoio, che è come la sala operatoria di un ospedale. Un luogo e un’entità a parte, che mantiene rapporti formali con il resto dei reparti per vivere di una vita propria. Un po’ come la vita segreta delle api.

Fatto sta che i tifosi sono attoniti e frastornati. Sono stati precipitati dalle stelle alla stalle, in un crescendo rossiniano. Passati da un incubo all’altro, restano compatti a sostenere la squadra come è giusto che sia. Lo conferma il manipolo di coraggiosi che, il martedì sera di un piovoso novembre, ha raggiunto il Menti per assistere a una prestazione indecorosa.

All’interno della società qualcuno provi a salvare un gruppo così pericolosamente fragilizzato. I giocatori, con le loro forze, sembrano proprio non riuscirci. Il sostegno dei tifosi, pur encomiabile, non basta. Serve mettere in campo pragmatismo, lungimiranza e una buona dose di serenità (che non guasta mai nella vita).

In casi come questi l’ottimismo e il buonismo non pagano. Occorre un sano realismo. Una strada per uscire dal labirinto in cui la Viterbese si è cacciata, va comunque trovata. Prima che il giocattolo si rompa, in modo definitivo.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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