martedì, 13 Aprile, 2021

Viterbese, Camilli e la riduzione del format

La serie C si prepara ad attraversare un pericoloso guado. Dopo la stagione fallimentare che si è lasciata alle spalle – trascorsa tra fideiussioni farlocche, radiazioni in itinere, penalizzazioni a go-go (118 punti complessivi), classifiche virtuali e di fatto falsate nel girone A e nel girone C – il fondo è stato ormai toccato.

È tempo di riforme radicali e di controlli rigorosi, per dare effettiva sostenibilità alla categoria. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha deciso di stravolgere il campionato di terza serie, per restituirgli la credibilità persa l’estate scorsa quando è stata trascinata in un buco nero.

Nella prossima stagione il format del campionato di C potrà essere drasticamente ridotto, comunque in numero non inferiore a 40 squadre, su richiesta della Lega Pro guidata da Francesco Ghirelli (fatta salva l’approvazione del Consiglio federale). Il primo passo verso una categoria sostenibile e compatibile con gli effettivi introiti.

In questo contesto si registrano, già dal 4 giugno e dunque addirittura venti giorni prima della data perentoria di scadenza per il deposito delle domande di iscrizione, i primi segnali delle gravi e molteplici criticità che affliggono la C da tempo immemorabile. I club in affanno sono molti. Il rispetto del Sistema delle Licenze Nazionali >>> QUI e dei Criteri Infrastrutturali >>> QUI farà molte e molte vittime.

Il presidente della Lega, Ghirelli, si è assunto impegni precisi  sul rispetto delle regole. Sarà necessario il pugno di ferro per gestire una situazione ormai ai limiti del baratro. Le prima grida della savana arrivano dalla Sicilia. Grosse difficoltà sono segnalate dal Siracusa e, paradossalmente, dal Trapani che è impegnato nella finale per l’accesso alla B.

A partire da queste premesse la decisione di mollare tutto manifestata dal presidente della Viterbese Piero Camilli (nella foto), a fronte delle vicende extracalcistiche occorse nella gara di ritorno dei playoff con l’Arezzo, non appare affatto condivisibile. Lasciare la guida del club in un momento così favorevole e con un progetto a metà, assume contorni quasi autolesionistici. 

La società ha l’appoggio globale del contesto, come mai si era verificato in passato. La città di Viterbo e il suo sindaco, Giovanni Arena, stanno esercitando forti pressioni per scongiurare l’addio. La tifoseria e la stampa sono schierate, senza se e senza ma. Gli appelli a rimanere si moltiplicano. Ci limitiamo a quello lanciato dal sito Cuori Gialloblù di cui facciamo parte >>> “Camilli, c’è un grande prato verde”.

La circostanza che fa decisamente pendere l’ago della bilancia verso una auspicabile risalita in sella del patron è, però, la metamorfosi che attende la serie C. Sarebbe un mezzo “inciampo” imprenditoriale, a dirla tutta, abbandonare la nave nel momento in cui – per la drastica riduzione del format e per l’applicazione rigorosa delle regole – sta per prendere il largo e affrontare il mare aperto.

Una società solida e liquida come la Viterbese, tra le migliori del panorama calcistico nazionale, non può che tuffarsi in questo mare. Non avrebbe senso alcuno, qui e ora, ritirarsi a prendere il sole sulla spiaggia.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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