lunedì, 19 Agosto, 2019

Viterbese, Romano e la voglia di serenità

Finalmente anche la Viterbese è partita per il ritiro, anche se con i ranghi ancora ai minimi termini. Un inizio di stagione travagliato, che arriva dopo un anno vissuto pericolosamente. I tifosi gialloblù sono stati tenuti sempre sul filo del rasoio, in bilico tra amore e disamore, dal susseguirsi di una serie di vicende dal vago sapore kafkiano. Per lunghi tratti del campionato sono stati spinti sull’orlo di una crisi di nervi.

Eppure basterebbe così poco a un tifoso per essere felice. Semplicemente sostenere la squadra del cuore mentre gioca a pallone su un prato verde. Se poi riesce a vederla vincere, allora tocca il cielo con un dito. La giornata prende tutto un altro verso. Il mugugno diventa un sorriso. Lo spleen si dissolve. I tratti del viso si rilassano. Un osservatore esterno capta al volo che sta succedendo qualcosa di molto speciale, pur se in un quadro di assoluta normalità. Anzi di banalità, come direbbe chi è molto critico verso il mondo pallonaro.

È la magia del calcio. Un quid che non si può davvero spiegare a chi non condivide questo amore folle per uno sport bellissimo, il più seguito al mondo. Un giornalista chiese un giorno a Dorothee Solle, teologa e filosofa tedesca scomparsa nel 2003, come si può spiegare a un bambino che cos’è la felicità. Rispose con tutta semplicità: “Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare”.

Il tifoso gialloblù si aspetta quest’anno di vivere un campionato sereno. Se possibile, anche minimamente gioioso. Non ha bisogno di proclami né di sviolinate. Pretende però, da chi ha preso in mano la barra di comando, di immettere nel club forti dosi di onestà intellettuale. Di schierare le migliori risorse possibili per riconnettere la squadra con il territorio.

Viterbo ha voglia di divertirsi un po’. Sembra poco, ma non è così. Il divertimento funziona da collante in ogni progetto vincente. Al nuovo presidente Marco Arturo Romano i cuori gialloblù chiedono un po’ di sano divertimento, che sia in grado di generare un amore rinnovato. A prescindere da obiettivi altisonanti che, qui e ora, sono irraggiungibili e improponibili.

“Non vale la pena giocare se non ti diverti, perché ’a vita è ‘na strunzata”
(L’uomo in più, 2001, primo film di Paolo Sorrentino, uno dei migliori su tutto quanto ruota intorno al pianeta calcio).

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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