mercoledì, 20 Ottobre, 2021

Il gol alla Torres, la notte magica di Wembley e i sassolini nella scarpa: a tu per tu con Riccardo Bonucci

Il video dell’abbraccio tra suo fratello Leonardo, neo campione d’Europa con la maglia azzurra, e papà Claudio ha fatto milioni di visualizzazioni. E lo ha girato lui, che a Wembley nella notte magica dell’11 luglio c’era (e per questo poi è anche rimasto diversi giorni in quarantena). Ma Riccardo Bonucci non si è neanche reso conto di quella ripresa, nei momenti concitati dopo l’ultimo rigore parato da Donnarumma.Non ricordavo di aver fatto quel video – racconta a mente fredda, dopo poco più di una settimana dalla vittoria dell’Italia all’Europeo -. Avevo il telefono sulle mani perché Leonardo veniva verso il settore dove eravamo noi, poi ha visto nostro padre e ha cambiato direzione, raggiungendolo. E col telefono ho seguito Leo, senza neanche rendermi conto della ripresa di quell’abbraccio. La mattina dopo, rientrati in Italia, sono andato a riguardare le foto e mi sono reso conto di quel video che non ricordavo di aver girato. Ce n’è anche un altro, dell’abbraccio tra me e mio fratello, che hanno girato alcuni amici di Montalto”.

Un’esperienza incredibile, come Riccardo, anche lui con un passato da calciatore, ha già avuto modo di raccontare. “L’emozione è stata enorme, per tutti – svela -. Non mi era mai successo prima per una partita, ma stavolta è stato diverso. Bellissimo”. 

A proposito di cose belle, se ti dico 2 settembre 2001?

“Brividi. Brividi ancora oggi. Mi ricordo tutto come fosse adesso. Ho tutto impresso nella mente, stampato: il calcio d’angolo, il colpo di testa, la corsa verso Lillo (Puccica, ndr), l’esultanza in direzione dei tifosi… il mio esordio in serie C con la Viterbese con il gol della vittoria sulla Torres, una storia magica. Non avevo ancora compiuto 19 anni, il giorno dopo era Santa Rosa e tutti in strada mi fermavano e mi facevano i complimenti. Sono passati 20 anni ma ancora la gente se lo ricorda il gol d’esordio di un giovane viterbese con la maglia gialloblu, forse anche perché era la prima giornata e lo stadio era pieno”.

Il primo gol di è quel 2-1 lo segnò Santoruvo, su assist di Frau.

“Li sento ancora, entrambi. Con tutti e due ci siamo scambiati messaggi dopo la semifinale e la finale degli Europei. Grandi giocatori, belle persone, di cuore”.

Da qualche anno, da quando hai smesso di giocare, nonostante il patentino UEFA B da allenatore, dagli ambienti del calcio stai lontano…

“L’idea di allenare in realtà non mi appassiona. Non mi interessa. Mi hanno chiamato diverse società, anche importanti, sia per la prima squadra che per le giovanili. Ma non ho entusiasmo. Non me la sento.

Eppure il calcio è stata una parte importante della tua vita.

“Sì ma da giocatore è diverso. È tutta un’altra cosa. Ci ho anche provato ad allenare per un periodo, prima di prendere il patentino, ma non credo faccia per me”.

Quindi il pallone per Riccardo Bonucci è un discorso chiuso?

“In realtà mi è arrivata una proposta per fare una Terza Categoria…”

Attenzione, questo è uno scoop! Torni a giocare?

“Vediamo. Ma l’idea mi entusiasma. Perché mi mancano lo spogliatoio, il rapporto coi compagni, le cene con la squadra, l’adrenalina la domenica prima della partita. Sensazioni che capisci solo se giochi. Poterle rivivere mi piacerebbe, pure se ho smesso da tempo”.

Sarebbe fantastico ricominciare, no?

“C’è un progetto per riorganizzare una squadra a Viterbo, vediamo come evolve, ma io firmerei subito anche per giocare 10 minuti a partita, per stare nel gruppo e divertirmi”.

E con la tua amata caccia poi come fai?

(Ride). La caccia è una mia grande passione. Da quando ero piccolo, che andavo con mio padre, mio zio e mio nonno. A Leonardo invece non piace, con noi è venuto solo una volta. Lui lo sa: vado a trovarlo a Torino 5 o 6 volte l’anno, ma dopo che è finita la stagione della caccia.

Torniamo all’Europeo, che tra le altre cose ha anche fatto esplodere Leonardo Bonucci ancora di più come fenomeno social: quello che posta tuo fratello diventa subito virale. Pastasciutta docet. Tu che rapporto hai con il mondo dei social media?

“Io non sono molto social. Il minimo indispensabile. Leo invece è bravo a utilizzarli. Nel 2010 mi ero anche cancellato da Facebook, poi nel 2016 sono tornato”.

Eppure nei giorni scorsi un tuo sfogo social è diventato virale, ripreso da tutti gli organi di informazione più importanti. Erano tanti quei sassolini da togliere dalla scarpa?

“Tantissimi. Persone che hanno criticato Leonardo sia tecnicamente sia umanamente, soprattutto dopo il passaggio dalla Juve al Milan e il ritorno in bianconero. Ho letto e sentito di tutto. E il mio sfogo non finisce qui…”.

Cioè?

“Ho pronto il seguito di quel post che ha fatto scalpore. Lo pubblico a breve”.

Tanta roba per uno che non ama i social.

“C’è sempre un evento scatenante che mi induce a scrivere. Sono ‘social a chiamata’, scrivo solo se qualcosa mi spinge a esprimermi”. Come quando qualcuno è stato capace di criticare mio fratello anche per la donazione delle mascherine anti-Covid”.

Mettiamole da parte le critiche e parliamo del legame fortissimo che lega Leonardo, Riccardo e tutta la famiglia Bonucci a Viterbo.

“Assolutamente. Legame indissolubile. Noi siamo cresciuti a Pianoscarano, il quartiere più antico della città insieme a San Pellegrino. Il cuore di Viterbo. Le nostre radici. Faccio un esempio: la sera dopo la finale, decine di persone sono scese in piazza a brindare. Perché Pianoscarano è condivisione, è partecipazione. Io non ci abito più, ma ci passo ogni giorno. Anche se non vado dai miei, anche se non ho un motivo. Ci passo ogni giorno, pure solo con la macchina. E trovo sempre qualcuno con cui mi fa piacere fermarmi. E per Leonardo è uguale: torna poco a Viterbo, ma quando torna la tappa a Pianoscarano è fissa”.

Che fratelli sono Riccardo e Leonardo Bonucci? Di quelli che si raccontano tutto o a cui bastano poche parole?

“Siamo molto legati, ma non ci serve parlare molto. Però dipende dai momenti: a volte ci confidiamo di tutto, pensieri, emozioni, preoccupazioni, gioie. In altri bastano una telefonata o qualche messaggio ogni tanto. Però siamo una presenza fissa e importante l’uno nell’altro vita dell’altro”.

La BBC ha fatto la storia della Juve, la BC quella della Nazionale. Premesso che è chiaro che abbiano buttato via lo stampo di Bonucci e Chiellini, quale difensore italiano vedi bene per il futuro?

“Credo che una prossima B che emergerà sarà Bastoni. Ma non vedo grande abbondanza di difensori italiani”.

Congediamoci con una confessione: da interista, hai gufato che la Juve di Leo non andasse in Champions?

“Sì, lo ammetto. Ma Leo non ha potuto prendermi a cazzotti perché eravamo lontani, io qui e lui a Torino, per il Covid”.

DI Eleonora Celestini

“Giornalisti si nasce e io modestamente lo nacqui”: passione e vocazione hanno scelto per me il mio mestiere, io ho solo assecondato il tutto con una laurea in Scienze della comunicazione e tanta gavetta sul campo, specie in ambito sportivo. Ho collaborato per anni al Corriere di Viterbo e sono stata dal 2010 al 2015 responsabile dell’ufficio stampa della Provincia di Viterbo. Mi sono occupata della comunicazione della As Viterbese Castrense e ho lavorato come redattore a ViterboNews24. Oggi mi occupo dell'area comunicazione di Confartigianato Imprese di Viterbo. Approdo nella redazione e di CuoriGialloblu perché no, al cuor proprio non si comanda

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