Viterbese, Camilli e le risposte alla città - Viterbese Calcio News- Cuori Gialloblu
giovedì, 20 Giugno, 2019
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Viterbese, Camilli e le risposte alla città

È stata una domenica triste per i tifosi gialloblù >>> LEGGI QUI. Su Rai Sport scorrevano le immagini della grande festa di sport che si è tenuta al Nereo Rocco, in occasione della finale playoff Triestina-Pisa. La partita si è giocata davanti a una cornice di pubblico fantastica e all’interno di uno stadio bellissimo, circostanze entrambi inusuali per la negletta serie C. E però la testa dei vecchi cuori gialloblù era altrove.

Mancano solo due settimane alla scadenza del 24 giugno. Il destino della Viterbese rimane sospeso in una bolla d’aria. Tutto è nella testa e nelle mani del patron Piero Camilli (nella foto con la sciarpa gialloblù al collo).  Avviene da sei anni a questa parte. Vale a dire da quando è stata varata la fusione della fallita Viterbese con la Castrense, che avrebbe dovuto disputare il campionato di Eccellenza.

Da allora in poi è stata una cavalcata selvaggia. La risalita perentoria in Serie C, campionato che il club gialloblù ha disputato per tre anni consecutivi, ha fatto vivere ai tifosi gialloblù giornate indimenticabili di grande calcio. Il culmine è stato raggiunto con la conquista della Coppa Italia, nella storica finale con il Monza. Una vittoria esaltante, contrassegnata dal sold out del Rocchi nonostante il giorno feriale. Di questi risultati sportivi, al di sopra di ogni aspettativa, saremo sempre debitori a Camilli

Il fatto è che, in questi anni, l’umore del patron è stato quanto meno ondivago. I tifosi e la città sono stati sempre tenuti sulla graticola. L’incertezza del futuro è stato uno dei paradigmi dell’era Camilli. L’arrivo di ogni estate si è, quasi sempre, trasformato in un momento di incertezza se non di sofferenza per l’ambiente gialloblù.

L’apice è stato toccato qui e ora. Neppure il tempo di godersi la Coppa Italia e di pensare al nuovo campionato (il format potrebbe essere drasticamente rimodulato verso il basso e non partecipare rasenta quasi l’autolesionismo), che i tifosi sono stati precipitati in un buco nero. Camilli ha detto basta. Per l’ennesima volta.

Ma, e qui sta il nocciolo duro della questione, sembra fare sul serio. A questo punto dovrà esserci, comunque, un cambio di paradigma.

Se il patron deciderà di rimanere – ipotesi che al momento appare molto lontana – sarà opportuno che riveda il suo modo di rapportarsi con il territorio. Le maglie gialloblù e tutto quanto gli gira intorno, meritano il rispetto che si deve a 110 anni di storia. Solo il rispetto genera rispetto.

Se invece deciderà di cedere il club, auspichiamo che la scelta dell’acquirente sia fatta con il massimo discernimento. La città e i tifosi dovrebbero essere lasciati, almeno sulla carta, in mani affidabili. Gli avvoltoi che aleggiano sulla terza serie non promettono niente di buono, in questa prospettiva.

Se infine non iscriverà la squadra, si consumerà uno dei peggiori tradimenti mai avvenuti nella centenaria storia del club. Un uomo della Tuscia, uno di noi, decide di precipitare la Viterbese all’inferno. Con tutte le conseguenze possibili e immaginali che un gesto simile si porta dietro. Una questione di portata etica non indifferente.

Nel caso fosse stata già stata decisa una delle due ultime soluzioni chiediamo a Piero Camilli, in uno slancio di chiarezza e generosità che ci sembra un atto dovuto dopo questo percorso insieme lungo sei anni, di esternarla quanto prima.

La città di Viterbo, le istituzioni (il sindaco Arena si è assunto rilevanti impegni economici per soddisfare le esigenze logistiche del club) e i tifosi debbono poter metabolizzare il destino che li aspetta. Il tempo che resta per organizzarsi è davvero agli sgoccioli. Presto, che è tardi!

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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