venerdì, 5 Marzo, 2021

Viterbese, il più mancino dei tiri

Alzi la mano chi, anche lontanamente, pensava che il campionato sarebbe cominciato con il freno a mano tirato che più tirato non si può. In cuor loro i tifosi, e non solo, pensavano di fare un sol boccone del Rieti e della Sicula Leonzio.

Due partite nell’arco di tre giorni al Rocchi. Due notturne. Nell’immaginario collettivo, sei punti nel carniere per cominciare da subito la risalita verso la testa del girone. Speranze confortate da uno “squadrone” che aveva già dato grande prova di sé nelle tre  partite di Coppa giocate contro il Rende, l’Ascoli e la Sampdoria.

Non si erano fatti i conti con il fattore tempo e con la mala suerte, sempre in agguato. Il fatto è che la partita di Marassi era stata giocata tre mesi prima, il lontano 12 agosto, non tre settimane prima. Un intervallo esagerato che ha finito per pesare come un macigno sulla testa e sulle gambe dei giocatori, incappati in un burn out che ha provocato due pesanti sconfitte.

Un pugno nello stomaco, che è costato la panchina a Lopez. I tifosi sono rimasti basiti da un calo di rendimento inaspettato, ma forse non imprevedibile viste le premesse. Si è così ulteriormente eroso il capitale di entusiasmo accumulato dopo il Ferraris, già scemato dopo la lunga stasi decisa dalla società e finita con un pugno di mosche in mano.

Così la Viterbese ha giocato ai suoi tifosi il più mancino dei tiri, proprio all’alba di una stagione che si annunciava memorabile. Ma il calcio è questo. Nella sua imprevedibilità sta anche la sua bellezza. Adesso ci sarà da tirarsi su le maniche e arrancare per risalire la china. Un fatto è certo, la squadra è attrezzata per riuscirci.   

Un primo segno di riscossa potrebbe arrivare da Matera, ma non è detto. Le ferite sono ancora troppo fresche. I tifosi, però, ci debbono contare o quanto meno sperare. Il campionato per i gialloblù è solo all’inizio. Tutto è ancora è possibile.

Sarebbe bello se, alla fine dei giochi, fosse proprio la Viterbese a giocare il più mancino dei tiri fino a rovesciare una situazione che al momento appare contorta e delicata.

* “Il più mancino dei tiriè stato scritto nel 1995 da Edmondo Berselli, un grande giornalista scomparso prematuramente nel 2010. Si tratta di un libro sulla memoria, scritto a memoria, senza controlli e senza verifiche. Prende l’avvio da un’azione di Mario Corso (il cosiddetto “piede sinistro di Dio”) durante un’imprecisata partita all’estero. Naturalmente l’azione si concluderà con “il più mancino dei tiri”, con il più beffardo, anarchico, eretico dei gol. Ma prima, su quel campo di calcio che riassume e trasfigura una stagione di storia italiana, si metterà in scena una specie di teatrino nazionale i cui protagonisti sono anche alcuni eroi del pallone come Corso, Suarez, Rivera e Riva. Altri tempi, altre storie.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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