Viterbese, non proprio un’ottima annata - Viterbese Calcio News- Cuori Gialloblu
domenica, 21 Luglio, 2019
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Viterbese, non proprio un’ottima annata

Scrivere libri come Febbre a 90°, Alta fedeltà, Un ragazzo, Come diventare buoni, Non buttiamoci giù. Tanto per limitarsi a qualche titolo fra i più noti. Essere innamorati pazzi del gioco del calcio e segnatamente dell’Arsenal, dai tempi in cui ancora giocava sul campo dell’Highbury. Possedere il prezioso dono di riuscire a condividere con i lettori questa (insana?) passione. Conservare, alla sua pur rispettabile età, l’aria ingenua e disincantata da Peter Pan che lo omologa con milioni di altri tifosi rimasti eterni bambini.

Quando tutto questo si concentra in un solo autore, perché non considerarla una magia? Stiamo parlando di Nick Hornby. Da un po’ di tempo scrive meno di calcio, perché quello moderno non è che gli piaccia più così tanto. E però il suo amore per quella palla che rotola su un prato verde non è mai venuto meno.

Hornby ha curato molti anni fa la pubblicazione (era il 2006) del libro “Il mio anno preferito”. Una raccolta di tredici storie incentrate sulle vicende dei più disparati club inglesi. Ciascuno dei dodici autori selezionati dallo scrittore inglese (il tredicesimo è lui stesso) è chiamato a raccontare l’annata calcistica che ha saputo regalargli le maggiori emozioni, sia nel bene che nel male. Chi ama il calcio, legge e rilegge queste storie. Senza annoiarsi mai.

L’ho ripreso in mano durante questi giorni così difficili per le maglie gialloblù, iscritte al campionato ma tenute in bilico riguardo al futuro. Tutto accade al termine di una stagione vissuta a perdifiato. Non c’è stato mai il tempo di fermarsi un momento a riflettere, per condividere le emozioni e le sensazioni che sono l’essenza del gioco del calcio. Ciò che lo rende lo sport bellissimo che è sempre stato e sempre sarà. Il più amato e il più seguito dell’orbe terracqueo.

Non sarà di sicuro questo il mio anno preferito, fra i tantissimi dell’ultracentenaria “grande storia del club” che grazie alla buena suerte sono riuscito ad attraversare. Quello che so con certezza, è che non riuscirò a dimenticarlo tanto facilmente.

I tifosi hanno visto la Viterbese alzare al cielo la Coppa Italia (nella foto) e toccare l’apice della sua travagliata storia nella terza serie nazionale in occasione della finale giocata al Rocchi con il Monza. Era solo un’illusione ottica. Non sono riusciti a capitalizzare questa immensa gioia. Sarebbe stata cosa buona e giusta. Il garbuglio che sta mettendo a dura prova tanti cuori gialloblù, ha frustrato ogni residuo sentimento.

Speravano (ingenuamente?) di affrontare la stagione che sta per cominciare con ben diverso piglio. Ecco invece che si ritrovano a vivere una di quelle lunghe estati calde che credevano di essersi lasciati definitivamente alle spalle, dopo l’avvento di un patron di alto profilo come Piero Camilli.

Così è la vita. Mai dare nulla per sicuro.

DI Sergio Mutolo

Sergio Mutolo
Innamorato da una vita dei colori gialloblù, prova a tenere viva in rete la "grande storia del club". Su Calciopress si dedica alle criticità del sistema calcio, con particolare attenzione alla Serie C, sempre schierato dalla parte dei tifosi.

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